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Come farsi una pensione integrativa

Affidarsi a un fondo pensione e sperare che le cose vadano bene. Oppure fare da soli, e sperare comunque. Perché tanto è sempre un rischio, almeno un po’ è inevitabile. E farsi una pensione integrativa è sempre più importante.

di Marco Delugan 15 mar 2019 ore 10:11

Il problema è che avremo poco di pensione, e probabilmente sempre meno. Magari non tutti, ma per molti andrà così. Il motivo è abbastanza noto: qualche decennio fa il sistema pensionistico ha cominciato a fare acqua da molte parti e le uscite sono diventate troppe rispetto alle entrate. Così i diversi governi hanno cominciato a tagliare. E quindi, cosa si può fare? La risposta a questa domanda è abbastanza nota: bisogna farsi una pensione integrativa.

PENSIONE INTEGRATIVA: SOMMARIO

COS'E' LA PENSIONE INTEGRATIVA

Farsi una pensione integrativa vuol dire mettere da parte dei soldi da utilizzare poi quando si andrà in pensione. Lo si può fare affidando i propri denari ai fondi pensione o ai Piani individuali pensionistici (Pip) che sono le due forme "ufficiali" di risparmio pensionistico per cui lo Stato prevede anche un trattamento fiscale agevolato. Ma lo si può fare anche investendo in maniera autonoma in altri strumenti finanziari. Lasciare i propri risparmi sotto la mattonella - ma anche in un conto corrente bancario - potrebbe essere davvero un peccato.

Investire vuol dire acquistare asset finanziari: azioni, obbligazioni, etf, quote di fondi di investimento, buoni postali e altro ancora. Ma anche asset reali, come immobili, oro e opere d'arte, solo per fare qualche esempio.

Chi investe ha solitamente due obiettivi: la crescita del prezzo dell'asset acquistato, e gli interessi/dividendi che alcuni di questi asset possono garantire. Ma il punto focale di ogni investimento è che il rendimento è sempre a rischio. A volte di più, e a volte di meno, ma il rischio è inevitabile.

PENSIONE INTEGRATIVA E RISCHIO

Nelle forme di pensione integrativa più tipiche, come i fondi pensione e i piani individuali pensionistici (Pip), i soldi risparmiati corrono due rischi: è a rischio il capitale ed è a rischio la rendita pensionistica.

E questo vuol dire:

  1. ritrovarsi con un capitale inferiore a quello investito;
  2. ritrovarsi con una rendita inferiore a quella prevista.

A questi due rischi bisogna aggiungere anche il rischio di durata. E cioè la possibilità che per motivi eccezionali i soldi investiti servano prima del previsto, come nel caso di una malattia che richiede cure costose o quello di ritrovarsi in stato di disoccupazione. E' sempre possibile riscattare in tutto o in parte quanto investito, ma ci sono solitamente vincoli e costi rilevanti. Quanto riscattato, ad esempio, viene considerato reddito e tassato come tale, mettendo in pericolo il risparmio fiscale ottenuto.

RISCHIO E FONDI PENSIONE

I fondi pensione investono sui mercati finanziari. E questo rende incerto il risultato dell'operazione complessiva, non possiamo avere certezze sul capitale che avremo a disposizione al momento della pensione. E l'incertezza del capitale rende incerta anche la rendita pensionistica.

RISCHIO E PIP

La stessa cosa vale per gran parte dei Pip. La maggior parte dei piani individuali pensionistici è infatti di Ramo III, sono cioè polizze unit linked che investono in fondi comuni di investimento. Il capitale investito è quindi a rischio come abbiamo visto per i fondi di investimento. E un ulteriore elemento di rischio grava sulla rendita. Il coefficiente di conversione, il parametro applicato al montante assicurativo per determinare la rendita pensionistica, viene infatti determinato al momento in cui chi ha sottoscritto il Pip decide di andare in pensione. E' quindi una assicurazione che non assicura come faceva una volta, quando il coefficiente di conversione era stabilito al momento della stipula del contratto.

Il rischio è però una componente inevitabile dell'investimento finanziario. Può essere ridotto a livelli molto bassi, ma riducendo anche le possibilità di guadagno. Vedremo più sotto come farsi una pensione integrativa da soli, e cioè investendo in maniera autonoma. E come gestire in maniera diversa i tre rischi che abbiamo appena visto.

CERTEZZE E GAP PREVIDENZIALE

La pensione su cui possiamo fare un buon affidamento è formata da due elementi obbligatori: i contributi previdenziali e il Tfr. Se lasciato in azienda, e quindi non esposto al rischio di mercato, il Tfr maturato può essere considerato un elemento del patrimonio certo per quando andremo in pensione. Una volta calcolata la pensione su cui possiamo fare affidamento che avremo dallo Stato in base ai contributi versati e al Tfr, è possibile calcolare il gap previdenziale. E cioè la distanza tra la pensione di cui possiamo avere una buona certezza e il livello di vita e di consumi che desideriamo per quando smetteremo di lavorare.

CONTRIBUTI PREVIDENZIALI E TFR

Chi lavora versa i contributi previdenziali all'Inps, e al termine della sua vita lavorativa riceverà mensilmente dalla stessa Inps la pensione. Ad oggi il calcolo della pensione dei lavoratori italiani viene svolto con modalità diverse secondo la data di inizio della contribuzione Inps. Vi sono tre sistemi di calcolo, quello retributivo, quello contributivo e quello misto.

Oltre a questa forma di accantonamento e di godimento di un reddito pensionistico, ve ne sono altre. Esiste ad esempio il Tfr (trattamento di fine rapporto): una quantità di denaro che l'azienda accantona per poi dare al lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Il Tfr può essere lasciato in azienda o può essere investito in un fondo pensione o in un Pip. Contributi Inps e Tfr (che resti in azienda o venga investito in un fondo pensione) sono forme di accantonamento che possiamo definire obbligatorie.

IL GAP PREVIDENZIALE

Un dato indispensabile per capire se e quanto investire in previdenza complementare è il così detto gap previdenziale. Il gap previdenziale è la differenza tra quanto riceveremo di pensione e quanto ci servirebbe per mantenere il tenore di vita che desideriamo. Come prima cosa bisogna avere una stima di quanto arriverà dall'Inps. Per questo c'è il servizio “La mia pensione” che potete trovare a questo link.

LEGGI ANCHE: Calcolo pensione netta dalla pensione lorda

A questo punto bisogna aggiungere quello che riceveremo come trattamento di fine rapporto (Tfr). Per calcolare il tuo Tfr netto vai a questa pagina.

A questo punto si può calcolare il gap previdenziale. Per colmare il gap previdenziale bisogna risparmiare e investire questi risparmi in strumenti finanziari adatti allo scopo. Bisogna cioè farsi una pensione integrativa.

FONDI PENSIONE E PIP

Gli strumenti "ufficiali" per farsi una pensione integrativa, per cui lo stato prevede un trattamento fiscale agevolato, sono i fondi pensione e i Piani individuali pensionistici (Pip). Vediamo in cosa si assomigliano e in cosa invece differiscono.

PENSIONE INTEGRATIVA CON I FONDI PENSIONE

Come abbiamo visto sopra, tra gli strumenti più noti per farsi una pensione integrativa ci sono i fondi pensione. Chi decide di aderire a un fondo pensione deve versare periodicamente al fondo una somma in denaro prestabilita. Per i lavoratori dipendenti può aggiungersi un contributo dell'azienda. Chi lavora come dipendente può destinare al fondo pensione il proprio Tfr. I lavoratori autonomi possono decidere liberamente quanto versare.

Vi sono due tipi di fondi pensione, i fondi pensione aperti e i fondi pensione chiusi o negoziali. I fondi aperti sono fondi pensione creati e gestiti da banche, da società di gestione del risparmio e da assicurazioni. Qualsiasi lavoratore vi può aderire.

  • I fondi chiusi, anche detti fondi negoziali, nascono in base ad accordi tra organizzazioni imprenditoriali e sindacali. E sono per questo dedicati a specifiche categorie di lavoratori.
  • I fondi pensione aperti, a cui l'adesione è invece libera.

Esistono diverse strategie d’investimento i cui obiettivi possono essere descritti in termini di rendimento atteso e rischio. Il rendimento atteso è quanto i gestori del fondo si aspettano di poter guadagnare dalla strategia attuata. Il rischio è la possibilità di perdere parte del capitale investito.

Solitamente per guadagnare di più bisogna anche assumersi rischi maggiori. Visto l’obiettivo di garantire un’integrazione alla pensione pubblica molto spesso i fondi pensione seguono strategie prudenti. Ma non sempre e non solo. Chi aderisce a un fondo pensione può comunque scegliere il fondo anche in base alla strategia di investimento posta in essere.

COME FUNZIONANO I FONDI PENSIONE

I fondi pensione acquistano assett finanziari come azioni e obbligazioni. Il valore di mercato di questi strumenti cambia nel tempo e alcuni di essi offrono rendimenti periodici, come interessi e dividendi.

Con il passare del tempo, capitale e rendimenti si accumulano. E se tutto va bene la ricchezza aumenta. Ma quando s’investe sui mercati finanziari il risultato non è però mai certo. E l’investimento nei fondi pensione non fa eccezione.

Secondo le statistiche più accreditate, nel lungo periodo i mercati azionari crescono sempre. E questo vuol dire oltre i dieci anni di orizzonte temporale. Il rischio di perdere denaro non viene del tutto eliminato, ma avendo molti anni davanti diventa sempre più probabile guadagnare che perdere.

Quando si lascerà il lavoro per andare in pensione, quanto maturato dal fondo verrà trasformato in una rendita. In alternativa, parte del capitale maturato potrà essere ritirato subito e quello che resta diventare una rendita pensionistica.

Quanto accumulato in un fondo pensione può essere riscattato anche prima del ritiro dal lavoro in qualsiasi momento. Si può riscattare una quota che può arrivare anche al 100%, ma solo per motivi precisi e urgenti, come in caso di disoccupazione, acquisto di una nuova casa, o gravi motivi di salute. Ma quanto riscattato verrà tassato come fosse reddito.

PIP: COSA SONO E COME FUNZIONANO

Altro modo per farsi una pensione integrativa sono i Piani individuali pensionistici. I Piani individuali pensionistici sono offerti e gestiti da imprese assicurative, e sono costruiti sul modello delle assicurazioni sulla vita. A differenza di queste, però, l'evento che fa scattare l'erogazione della rendita pensionistica non è un caso vita o un caso morte, ma è quando il beneficiario va in pensione.

Per avere diritto alla pensione integrativa, chi sottoscrive un PIP deve pagare periodicamente il premio assicurativo.

L'impresa assicurativa investe quanto ricevuto sui mercati finanziari. Il capitale accumulato viene poi convertito in rendita vitalizia, a meno che l'iscritto non decida di ricevere subito parte del capitale e il resto in rendita.

Come abbiamo visto sopra, il capitale accumulato dipende dall'andamento degli investimenti. E l'ammontare della rendita dal coefficiente di conversione che verrà calcolato al momento della richiesta della rendita stessa.

I PIP sono forme di previdenza libere e individuali. Non ci sono vincoli di accesso salvo il denaro da pagare. Importo e frequenza dei contributi possono essere scelti libermante. Vi si può versare in un PIP anche il TFR.

Un contraente può iscrivere a un PIP anche un'altra persona. Ma per usurfruire dei vantaggi fiscali deve essere una persona fiscalmente a carico.

PENSIONE INTEGRATIVA: RISCHIO E FLESSIBILITA'

Non è necessario scegliere una linea di investimento per sempre. E' invece possibile passare da un portafoglio aggressivo a un portafoglio prudente, per dire, e fare il percorso inverso. Si può scegliere uno stile aggressivo quando si è lontani dall'età pensionabile sperando che renda bene. E poi passare a uno più prudente quando ci si avvicina, in modo da ridurre il rischio di trovarsi con meno soldi di quanto previsto.

LA TASSAZIONE DELLA PENSIONE INTEGRATIVA

Gli accantonamenti per la pensione integrativa, e la pensione integrativa stessa, ricevono un trattamento fiscale agevolato. Ma solo nel caso dei fondi pensione e dei piani individuali pensionistici.

Le somme versate in questi prodotti previdenziali sono deducibili dal reddito imponibile Irpef fino al limite massimo di 5.164,57 euro. E fino allo stesso limite si possono dedurre anche i versamenti pensionistici fatti a favore di altri familiari fiscalmente a carico.

I rendimenti della gestione finanziaria di quanto versato sono tassati al 20%, meno del 26% riservato di norma alle rendite finanziarie. Non si paga l'imposta di bollo, e la pensione integrativa, una volta percepita, godrà di un regime fiscale agevolato. L'aliquota Irpef sarà infatti del 15%.

ALTRI VANTAGGI DELLA PENSIONE INTEGRATIVA

Il patrimonio accumulato in forme di previdenza integrativa non può essere pignorato, e può essere utilizzato solo per pagare le rendite degli aderenti.

E' poi possibile scegliere tra diverse possibilità di rendita. Si può scegliere che parte di quanto accumulato possa essere liquidato sotto forma di capitale. E si possono scegliere liberamente i beneficiari della pensione integrativa.

Quanto accumulato viene dato agli eredi, a meno di diversa volontà del defunto. E non è sottoposto a imposta di successione.

COSA NE DICONO GLI ESPERTI

OPINIONE - I fondi pensione sono strumenti finanziari che bloccano i propri risparmi per periodi di tempo lunghi. E che presentano costi e rischi spesso elevati. Il mio consiglio è quello di scegliere i fondi di categoria (o negoziali) invece di sottoscrivere quelli proposti dalle banche e optare per una linea prudente. In questo modo non avremo grossi guadagni in conto capitale potendo, invece, contare sulla sicurezza e sul rendimento extra offerto dalla deducibilità fiscale dei premi (Giacomo Saver, 16/12/'14, SegretiBancari).
 
OPINIONE - Se non fosse per il vantaggio fiscale il mio consiglio sarebbe quello di passare direttamente al secondo punto "INTEGRARE LA PENSIONE FACENDO DA SOLI". Questo perché troppe sono le persone che vivono inutilmente sulle spalle dei risparmi altrui, tanto se si parla di polizze, FIP, fondi pensione, eccetera, quanto se si parla dei fondi obbligatori quali ENASARCO, INPS, ecc. Quindi fino alla soglia di deducibilità è conveniente investire i propri risparmi per la pensione integrativa negli strumenti più efficienti (fondi negoziali di categoria o fondi pensione). Oltre tale soglia è sicuramente meglio far da sè (Lucio Sgarabotto, 19/12/'14, http://www.lsadvisor.it/).

COME FARSI UNA PENSIONE INTEGRATIVA DA SOLI

E’ anche possibile fare da soli. Magari perché non ci si fida delle performance (o dei costi) della previdenza integrativa o si vuole evitare il più possibile la volatilità dei mercati finanziari. Per chi sceglie questa strada è importante considerare che l’obiettivo a questo punto più importante è difendere dall’inflazione il capitale dedicato alla pensione. Per fare questo ci sono diversi strumenti.

I Buoni Fruttiferi Postali indicizzati all’inflazione. Garantiscono un rendimento pari all’aumento del costo della vita più un ulteriore interesse annuo. Sono garantiti dalla cassa Depositi e Prestiti e possono essere acquistati anche in tagli da 250 euro.

I Buoni del Tesoro poliennali inflation linked (Btpi). Sono titoli dello stato italiano il cui valore cresce in base al tasso d’inflazione europeo più un tasso di rendimento che può arrivare al massimo al 2,6%. I Btpi possono essere sottoscritti con un capitale minimo di mille euro.

A questi strumenti possono essere affiancati anche le obbligazioni indicizzate all’inflazione emesse da altri paesi, meglio se economicamente solidi.

E poi c'è tutto il mondo Etf, strumenti che replicano un benchmark di riferimento a costi di gestione solitamente più bassi rispetto a fondi di investimento e Pip. E che nella maggior parte de casi rendo anche meglio di questi.

COSA NE PENSANO GLI ESPERTI

OPINIONE - Nel lungo periodo il vero nemico da debellare è l’inflazione. Per questo i buoni postali e i BTPi sono le forme di risparmio pensionistico più adatte. A causa dei bassi tassi di interesse il guadagno ottenibile è però oggi molto basso. Per questa ragione preferisco i Buoni postali ai BTP in quanto possono essere rimborsati senza penalità qualora i tassi d’interesse dovessero risalire (Giacomo Saver, 16/12/'14, SegretiBancari).
OPINIONE - L'integrazione della pensione viene fatta ogni volta che si risparmia, indipendentemente dallo strumento usato. Si può quindi essere previdenti anche acquistando immobili o tenendo i soldi in banca. L'importante è risparmiare, meglio se con prodotti efficienti. Una delle modalità che preferisco per efficienza e certezza del risultato è la seguente. Stimare il periodo in cui si prevede di andare in pensione. Individuare una o più obbligazioni zero coupon (senza cedole) con scadenza prossima a quella desiderata ed emesse da un emittente affidabile. E investirvi periodicamente l'importo risparmiato. Conoscendo l'importo che si intende investire, si saprà già all'inizio il capitale che si avrà a disposizione. Per una maggiore diversificazione si potrebbe investire una parte del risparmio previdenziale nel mercato azionario, sempre in forma di piano di accumulo. Un altro strumento importante sono gli Etf. Seguono un benchmark e costano solitamente poco. Pur non garantendo nulla di certo, come sempre sui mercati finanziari, nel medio e nel lungo periodo possono offrire risultati migliori dei fondi pensione a costi inferiori. (Lucio Sgarabotto, 19/12/'14, http://www.lsadvisor.it/).

MEGLIO COMINCIARE PRIMA POSSIBILE

Ma qualunque sia la strada che si decide di seguire, almeno una certezza l’abbiamo: prima si comincia e meglio è. Se ipotizziamo, ad esempio, di avere un rendimento del capitale del 3% annuo e decidiamo di reinvestire questo rendimento nel “fondo pensione” è chiaro che più saranno gli anni di investimento e maggiore sarà il capitale finale che avremo a disposizione. Che sia un fondo pensione in senso stretto o una qualsiasi altra forma di accantonamento che abbiamo scelto di avere non fa differenza, a parte i costi di gestione, che non è poca cosa.

IL SISTEMA PENSIONISTICO ITALIANO

Come abbiamo visto sopra, a un certo punto della sua storia il sistema pensionistico italiano è andato in crisi. Le uscite hanno cominciato ad essere troppe rispetto alle entrate, e i governi hanno dovuto mettervi rimedio. Vediamo brevemente cosa è successo.

Il sistema pensionistico italiano è basato sul criterio di ripartizione, e cioè sul fatto che i contributi versati dai lavoratori oggi vengono utilizzati per pagare le pensioni ai pensionati oggi. Non vi è quindi un accantonamento da parte dell'Inps in un qualche conto personale da cui verrà poi pagata la pensione al titolare di quel conto.

Perché il sistema regga, è quindi necessario che il flusso delle entrate deve essere in equilibrio con quello delle uscite.

Il sistema a ripartizione ha funzionato per molti anni, per entrare poi in crisi. I motivi della crisi sono stati sostanzialmente tre:

  1. allungamento della vita media;
  2. riduzione delle nascite;
  3. flessione delle entrate contributive per via della riduzione del tasso di crescita dell'economia italiana.

Sono cioè gradualemnte diminuiti i lavoratori e i loro contributi pensionistici mentre sono aumentati i pensionati e la durata media delle pensioni stesse.

Per mantenere l'equilibrio del sistema negli ultimi decenni il governo e il parlamento hanno dato vita a diverse riforme. L'obiettivo delle riforme è stato quello di innalzare i requisiti per andate in pensione, e cioè l'età minima e il numero di anni di contribuzione. E di ridurre l'entità delle pensioni future.

Anche per compensare tutto questo, nella normativa italiana è stata introdotta la previdenza complementare. E cioè la possibilità di farsi una pensione integrativa, di accantonare periodicamente parte dei propri risparmi per ottenere una rendita periodica una volta raggiunta l'età della pensione.

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
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