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Come farsi una pensione integrativa

Affidarsi a un fondo pensione e sperare che le cose vadano bene. Oppure fare da soli, e sperare comunque. Perché tanto è sempre un rischio, almeno un po’ è inevitabile.

di Redazione ABCRisparmio 11 apr 2017 - ore 15:11

Se la pensione pubblica non dovesse bastare a garantire il livello di reddito che si desidera bisogna trovare il modo di integrarla. Per farlo, bisogna mettere da parte i soldi per tempo. E sono - e saranno - sempre più persone ad avere un’ esigenza di questo tipo. Ad avere, cioè, bisogno di una pensione integrativa. Secondo alcune stime, infatti, chi avrà una pensione calcolata con il sistema contributivo si ritroverà con un assegno di circa il 50-60% dello stipendio medio ricevuto negli anni di lavoro.

 

Per farsi una pensione integrativa si possono anche mettere i soldi sotto la mattonella, o nel conto corrente che è quasi la stessa cosa in termini di rendimento. Ma è sicuramente meglio tentare altre strade, e non è affatto detto che si debba amare il rischio. Vediamo qui sotto quali sono le principali forme di risparmio e d’investimento utili a costituire una pensione integrativa.

 

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COME FUNZIONA IL SISTEMA PREVIDENZIALE

pensione_pianoChi lavora versa i così detti contributi previdenziali all'Inps, e al termine della sua vita lavorativa riceverà mensilmente dalla stessa Inps la pensione. Tutto questo insieme di versamenti e pagamenti è regolato da norme e leggi dello Stato italiano. Ad oggi, ad esempio, il calcolo della pensione dei lavoratori italiani viene svolto con modalità diverse secondo la data di inizio della contribuzione Inps. Vi sono tre sistemi di calcolo, quello retributivo, quello contributivo e quello misto.

 

Oltre a questa forma di accantonamento e di godimento di un reddito pensionistico, ve ne sono altre. Esiste il Tfr (trattamento di fine rapporto), una quantità di denaro che l'azienda accantona per poi dare al lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Il Tfr può essere lasciato in azienda (le aziende con più di 50 dipendenti lo devono in realtà trasferire all'Inps), o può essere investito in un fondo pensione.

 

LEGGI ANCHE - TFR, Trattamento di Fine Rapporto: la guida completa

 

Contributi Inps e Tfr (che resti in azienda o venga investito in un fondo pensione) sono forme di accantonamento che possiamo definire obbligatorie. Oltre a queste, ognuno può decidere di risparmiare ulteriormente per quando smetterà di lavorare. In questo terzo caso, si è liberi di investire in qualsiasi strumento finanziario, e al limite di tenere i soldi “sotto la mattonella”. Escludendo questa ipotesi estrema, che non permetterebbe nemmeno la difesa del potere d'acquisto dei risparmi, si può scegliere tra i fondi pensione descritti sopra e i Pip, oppure fare da soli.

 

GAP PREVIDENZIALE E PENSIONE INTEGRATIVA

La prima cosa da fare è capire su quanto si potrà contare, e cioè su quanto si riceverà di pensione dall’Inps. E’ possibile farlo grazie al servizio Inps “La mia pensione” che potete trovare a questo link.

 

A questo bisogna aggiungere quello che riceveremo dall’investimento (in azienda o in un fondo) del Tfr. Per calcolare il tuo Tfr netto vai a questa pagina.

 

Una volta stimata la pensione che presumibilmente si riceverà, bisogna calcolare quello che viene chiamato il gap previdenziale, e cioè la differenza tra quello che si vorrebbe ricevere e quello che si potrà avere dall’Inps.

 

Per colmare il gap previdenziale, e raggiungere così la cifra che si ritiene sufficiente per garantirsi il livello di consumi desiderato, bisogna risparmiare e investire questi risparmi in strumenti finanziari adatti ai propri scopi.

 

PENSIONE INTEGRATIVA CON I FONDI PENSIONE

pensione-calcoloI fondi pensione sono fondi comuni d’investimento dedicati all’accumulazione di un capitale da dedicare a integrare la pensione. Chi decide di aderire a un fondo pensione deve versare periodicamente al fondo una somma in denaro prestabilita a cui, per i lavoratori dipendenti, può aggiungersi un contributo dell'azienda. Chi lavora come dipendente può destinare al fondo pensione il proprio Tfr, i lavoratori autonomi possono decidere liberamente quanto versare.

 

Vi sono tre tipi di fondi pensione, i fondi pensione aperti, i fondi pensione chiusi o negoziali e i PIP.

  • I fondi aperti sono fondi pensione creati e gestiti da banche, da società di gestione del risparmio e da assicurazioni. Qualsiasi lavoratore vi può aderire.
  • I fondi chiusi, anche detti fondi negoziali, nascono in base ad accordi tra organizzazioni imprenditoriali e sindacali, e sono per questo dedicati a specifiche categorie di lavoratori.
  • Vi sono poi i piani di previdenza individuale (PIP), che sono un altro tipo di accantonamento previdenziale, simile ai fondi pensione, ma strutturati sulla base di polizze assicurative sulla vita.

 

I fondi pensione investono i capitali raccolti dai sottoscrittori in altri strumenti finanziari, come azioni, obbligazioni, etf, eccetera. Esistono diverse strategie d’investimento i cui obiettivi possono essere descritti in termini di rendimento atteso e rischio. Il rendimento atteso è quanto i gestori del fondo si aspettano di poter guadagnare dalla strategia attuata, il rischio è la possibilità di perdere parte del capitale investito. Solitamente per guadagnare di più bisogna anche assumersi rischi maggiori. Visto l’obiettivo di garantire un’integrazione alla pensione pubblica, molto spesso i fondi pensione seguono strategie prudenti. Ma non sempre e non solo. Chi aderisce a un fondo pensione può comunque scegliere il fondo anche in base alla strategia di investimento posta in essere dal fondo stesso.

 

COME FUNZIONANO I FONDI PENSIONE

Con il passare del tempo, capitale e rendimenti si accumulano. Quando s’investe sui mercati finanziari il risultato non è, però mai certo, e l’investimento nei fondi pensione non fa eccezione. Le cose possono andare bene, ma anche no. Quando si lascerà il lavoro per andare in pensione, quanto maturato dal fondo verrà trasformato in una rendita che andrà a integrare la pensione. In alternativa, il 50% del capitale maturato potrà essere ritirato subito e quello che resta diventare una rendita pensionistica. Terza alternativa: se la rendita derivante dal capitale maturato è inferiore al 50% della pensione sociale, alla scadenza può essere ritirato l'intero controvalore.

 

Quanto col tempo viene maturato da un fondo pensione può essere riscattato anche prima del ritiro dal lavoro: in qualsiasi momento, per una quota che può arrivare anche al 100%, ma solo per motivi precisi e urgenti, come in caso di disoccupazione, acquisto di una nuova casa, o gravi motivi di salute; dopo otto anni di versamento fino al 30% per qualsiasi motivo. Quanto versato nei fondi pensione può essere inoltre dedotto dal reddito imponibile annuo fino a un massimo di 5.164,57 euro generando in questo modo un risparmio sull’Irpef.

 

COSA NE DICONO GLI ESPERTI

OPINIONE - I fondi pensione sono strumenti finanziari che bloccano i propri risparmi per periodi di tempo lunghi e che presentano costi e rischi spesso elevati. Il mio consiglio è quello di scegliere i fondi di categoria (o negoziali) invece di sottoscrivere quelli proposti dalle banche e optare per una linea prudente. In questo modo non avremo grossi guadagni in conto capitale potendo, invece, contare sulla sicurezza e sul rendimento extra offerto dalla deducibilità fiscale dei premi (Giacomo Saver, 16/12/'14, SegretiBancari).

 

OPINIONE - Se non fosse per il vantaggio fiscale il mio consiglio sarebbe quello di passare direttamente al secondo punto "INTEGRARE LA PENSIONE FACENDO DA SOLI". Questo perché troppe sono le persone che vivono inutilmente sulle spalle dei risparmi altrui, tanto se si parla di polizze, FIP, fondi pensione, ecc. quanto se si parla dei fondi obbligatori quali ENASARCO, INPS, ecc. Quindi fino alla soglia di deducibilità è conveniente investire i propri risparmi per la pensione integrativa negli strumenti più efficienti (fondi negoziali di categoria o fondi pensione), oltre tale soglia è sicuramente meglio far da sè (Lucio Sgarabotto, 19/12/'14, http://www.lsadvisor.it/).

LEGGI ANCHE: Come integrare la pensione anche cominciando tardi

 

COME FARSI UNA PENSIONE INTEGRATIVA DA SOLI

E’ anche possibile fare da soli: magari perché non ci si fida delle performance (o dei costi) della previdenza integrativa o si vuole evitare il più possibile la volatilità dei mercati finanziari. Per chi sceglie questa strada è importante considerare che l’obiettivo a questo punto più importante è difendere dall’inflazione il capitale dedicato alla pensione. Per fare questo ci sono diversi strumenti:

 

1) i Buoni Fruttiferi Postali indicizzati all’inflazione, che garantiscono un rendimento pari all’aumento del costo della vita più un ulteriore interesse annuo, sono garantiti dalla cassa Depositi e Prestiti e possono essere acquistati anche in tagli da 250 euro;

 

2) i Buoni del Tesoro poliennali inflation linked (Btpi), che sono titoli dello stato italiano il cui valore cresce in base al tasso d’inflazione europeo più un tasso di rendimento che può arrivare al massimo al 2,6%. I Btpi possono essere sottoscritti con un capitale minimo di mille euro;

 

3) a questi strumenti possono essere affiancati anche le obbligazioni indicizzate all’inflazione emesse da altri paesi, meglio se economicamente solidi.

 

LEGGI ANCHE: Pensione integrativa: come costruirne una in modo semplice

 

COSA NE PENSANO GLI ESPERTI

OPINIONE - Nel lungo periodo il vero nemico da debellare è l’inflazione. Per questo i buoni postali e i BTPi sono le forme di risparmio pensionistico più adatte. A causa dei bassi tassi di interesse, però, il guadagno ottenibile oggi è molto basso. Per questa ragione preferisco i Buoni postali ai BTP in quanto possono essere rimborsati senza penalità qualora i tassi d’interesse dovessero risalire (Giacomo Saver, 16/12/'14, SegretiBancari).

 

OPINIONE - L'integrazione della pensione viene fatta ogni volta che si risparmia, indipendentemente dallo strumento usato. Si può quindi essere previdenti anche acquistando immobili o tenendo i soldi in banca: l'importante è risparmiare. Meglio se con prodotti efficienti. Una delle modalità che preferisco per efficienza e certezza del risultato è stimare il periodo in cui si prevede di andare in pensione, individuare una o più obbligazioni zero coupon (senza cedole) con scadenza prossima a quella desiderata emessa da un emittente affidabile e investirvi periodicamente l'importo risparmiato. Conoscendo l'importo che si intende investire, si saprà già all'inizio il capitale che si avrà a disposizione. Per una maggiore diversificazione si potrebbe investire una parte del risparmio previdenziale nel mercato azionario, sempre in forma di piano di accumulo (Lucio Sgarabotto, 19/12/'14, http://www.lsadvisor.it/).

 

Ma qualunque sia la strada che si decide di seguire, almeno una certezza l’abbiamo: prima si comincia e meglio è. Se ipotizziamo, ad esempio, di avere un rendimento del capitale del 3% annuo e decidiamo di reinvestire questo rendimento nel “fondo pensione” è chiaro che più saranno gli anni di investimento e maggiore sarà il capitale finale che avremo a disposizione. Che sia un fondo pensione in senso stretto o una qualsiasi altra forma di accantonamento che abbiamo scelto di avere non fa differenza, a parte i costi di gestione, che non è poca cosa.

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
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