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Come si effettua il riscatto della laurea

Il riscatto della laurea consente di considerare validi per la pensione gli anni trascorsi all’università, come se si fosse lavorato anziché studiato.

di Carlo Sala 25 nov 2019 ore 11:10

riscatto-laureaIl riscatto della laurea consente di considerare validi per la pensione gli anni trascorsi all’università, come se si fosse lavorato anziché studiato. Il riscatto è consentito per la laurea e per qualsiasi titolo equiparato ed è possibile solo se il titolo è stato conseguito. Chi si è iscritto all’università ma l’ha abbandonata, non può riscattare gli anni di frequenza.

Il vantaggio del riscatto consiste in un incremento degli anni di contribuzione. Tale aumento consente di andare prima in pensione, nel caso si voglia una pensione anticipata (l’ex pensione di anzianità). Oppure consente di percepire una pensione più alta (perché si sono versati contributi per un periodo più lungo di tempo), nel caso si scelga di aspettare l’ordinaria pensione di vecchiaia.

In questa guida come riscattare la laurea, quali i titoli di studio che possono essere riscattati, chi può farlo, quanto costa e come si effettua.

 

Quali titoli di studio danno diritto al riscatto

Può effettuare il riscatto chi abbia conseguito uno dei seguenti titoli:

  • diploma universitario (laurea breve);
  • diploma di laurea magistrale;
  • diploma di laurea a ciclo unico (la laurea del vecchio ordinamento);
  • diploma di specializzazione successivo alla laurea (purché conseguito al termine di un corso di almeno 2 anni);
  • dottorato di ricerca;

Può inoltre essere riscattato:

  • il diploma accademico di primo livello;
  • il diploma accademico di secondo livello;
  • il diploma di specializzazione;
  • il diploma accademico di formazione alla ricerca, equiparato al dottorato di ricerca universitario.

Non possono essere riscattati i periodi:

  • di iscrizione fuori corso;
  • già coperti da contribuzione obbligatoria o figurativa o da riscatto.

Il riscatto può essere anche parziale e riguardare solo una parte degli anni impiegati a conseguire il titolo, non tutti.

Nel caso sia siano conseguiti più titoli di studi per i quali sia ammesso il riscatto, si possono riscattare tutti. I titoli di studio conseguiti all’estero possono essere riscattati solo se sono riconosciuti da università italiane o abbiano comunque valore legale in Italia.

 

Chi può effettuare il riscatto

Può effettuare il riscatto sia il lavoratore subordinato (nel settore privato come in quello pubblico), sia il lavoratore parasubordinato o autonomo.

Il riscatto può essere effettuato anche da chi non abbia mai versato contributi perché non è mai stato iscritto ad alcuna forma di previdenza obbligatoria. Non occorre dunque avere un lavoro, il riscatto è consentito anche a chi sia inoccupato.

Qualunque sia lo stato lavorativo, per effettuare il riscatto occorre rispettare queste 3 condizioni:

  • aver conseguito il diploma di laurea o titoli equiparati;
  • non aver versato a nessun ente di previdenza contributi di nessun tipo (né obbligatori né figurativi né da riscatto) per gli anni che si vogliono riscattare;
  • essere titolari di versamenti contributivi presso l’ente presso il quale si vogliono accreditare gli anni riscattati; chi non mai effettuato versamenti contributivi dovrà dunque provvedere a effettuare un versamento.


Chi sia stato studente non può chiedere il riscatto. Per l’attività di lavoro svolta negli anni in cui era studente, infatti, ha già versato (tramite il suo datore di lavoro) contributi.

 

Quanto costa il riscatto

Il costo del riscatto dipende anzitutto dal sistema di calcolo della pensione in vigore per gli anni che si intendono riscattare. Come per il calcolo delle pensioni di chi lavora, anche per il riscatto valgono i criteri delle cosiddette ‘riforma Dini’ e ‘legge Fornero’: per i periodi fino al 31 dicembre 1995 si applica il metodo retributivo, per quelli successivi il metodo contributivo (Calcolare la pensione: il sistema contributivo, retributivo e misto).

In sostanza se si applica il metodo retributivo la somma da pagare sarà calcolata in base alle retribuzioni che si sarebbero percepite se negli anni del riscatto ci si fosse già trovati nella posizione lavorativa in cui ci si trova nel momento in cui si procede al riscatto.

Se invece si applica il metodo contributivo si dovrà pagare una somma ottenuta applicando l’aliquota contributiva sotto cui ricade chi chiede il riscatto alle retribuzioni dei 12 mesi immediatamente precedenti la domanda di riscatto; nel caso al momento della domanda non si abbia una retribuzione, l’aliquota contributiva si applica alle retribuzioni dei 12 mesi di lavoro più vicini alla data della richiesta di riscatto.

Chi è inoccupato e deve anzitutto effettuare un versamento contributivo all’ente presso il quale intende riscattare gli anni di studi deve effettuare un versamento per ogni anno che intende riscattare. Tale versamento per il 2019 viene calcolato applicando un’aliquota del 33% su un imponibile pari al livello minimo imponibile annuo di artigiani e commercianti (15.878 euro). Per chi è inoccupato, ogni anno di studio riscattato costa dunque 5.239,74 euro.

I costi del riscatto sono deducibili in sede di dichiarazione dei redditi e dunque non rientrano nella base imponibile su cui si calcolano le tasse da pagare. Nel caso di inoccupato, se il riscatto è pagato da persona diversa dal diretto interessato questa persona può dedurre nella misura del 19% le somme pagate per il riscatto stesso.

Per il 2019 sono in vigore agevolazioni per chi voglia effettuare il riscatto e non sia già pensionato, purché abbia meno di 45 anni di età o abbia anche più di quegli anni ma non abbia alcun versamento contributivo prima del 31 dicembre 1995. Le agevolazioni consistono in uno sconto del 30% sul costo da sostenere per il riscatto e nella possibilità di detrarre dalle tasse il 50% del costo sostenuto. Le agevolazioni potrebbero essere riproposte anche per il 2020, ma al momento non c’è nulla di ufficiale e deciso.

 

Come si effettua il riscatto

Il riscatto va chiesto all’Inps per via telematica. Ricevuta la richiesta, l’Inps comunica quanto si deve pagare per il riscatto, secondo i criteri (retributivo o contributivo) applicabili. Prima di presentare la domanda di riscatto è comunque bene fare un calcolo almeno di massima (ché quello ufficiale è solo quello dell’Inps) di quanto si andrà a spendere.

I criteri di calcolo non sono modificabili, ma chi fa la richiesta può decidere quanti anni vuole riscattare. Fare due conti prima della richiesta consente dunque di valutare quanti anni convenga riscattare sapendo quanto si andrà a pagare per l’operazione. L’Inps fornisce sul suo sito la possibilità di calcolare i costi del riscatto prima di richiedere il riscatto stesso.

Il riscatto può essere saldato in un’unica soluzione o tramite rate mensili (massimo 120) senza interessi. Per effettuare il pagamento occorre utilizzare i bollettini MAV messi a disposizione dalla stessa Inps (si possono stampare dal sito dell’ente di previdenza o farseli spedire, per posta ordinaria o e-mail, chiamando il Contact center, gratuitamente digitando il numero 803164, da rete fissa o con costi in base al proprio operatore contattando da rate mobile il numero 06164164).
Il pagamento può essere effettuato utilizzando:

  • tabaccherie e punti di pagamento della rete Lottomatica e SisalPay;
  • sportelli bancari di Unicredit SpA;
  • il sito web dell’Inps.


Per il pagamento rateale si può scegliere l’addebito diretto della rata sul proprio conto corrente. L’Inps invierà una lettera di conferma precisando da quale mese l’addebito automatico avrà luogo, fino ad allora si dovrà continuare a pagare tramite bollettini MAV.

Il mancato pagamento dell’importo in unica soluzione o della prima rata è considerato come rinuncia alla domanda di riscatto. La rinuncia non impedisce di presentare una nuova domanda di riscatto per lo stesso titolo e periodo. In tal caso l’onere di riscatto verrà rideterminato con riferimento alla data della nuova domanda. Per le rate successive alla prima è consentito pagare con ritardo non superiore a 30 giorni per un massimo di 5 volte; al sesto ritardo chi effettua il riscatto deve presentare una nuova domanda di riscatto e il prezzo del riscatto stesso dovrà essere ricalcolato (tenuto conto delle rate già pagate fino ad allora). Nel caso si interrompa il pagamento delle rate, si avrà un riscatto parziale: il riscatto coprirà soltanto il periodo per il quale si sono già pagate le rate dovute.

Gli anni riscattati possono rientrare in eventuali operazioni di cumulo gratuito dei versamenti contributivi da parte di chi sia stato iscritto a più gestioni previdenziali e voglia convogliare su un unico gestore i contributi versati ai vari gestori nell’arco della propria vita lavorativa.

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
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