BCE, TASSI DI INTERESSE INVARIATI
Nella riunione odierna la BCE ha fornito le nuove proiezioni economiche per il triennio 2026/2028. In particolare, l’inflazione è stata rivista al rialzo
di Edoardo Fagnani 19 mar 2026 ore 17:27
Nessuna sorpresa nella seconda riunione della BCE del 2026.
Come nelle attese degli analisti l’istituto centrale non hanno apportato modifiche ai tassi di interesse; in particolare, il tasso sui depositi (il tasso mediante il quale la BCE orienta la politica monetaria) è stato confermato al 2%.
Nel corso della successiva conferenza stampa a commento delle decisioni di politica monetaria, la numero uno della BCE, Christine Lagarde, ha puntualizzato che la decisione è stata presa all'unanimità.
Le decisioni della BCE nella riunione del 19 marzo 2026
Il Consiglio direttivo ha deciso di non modificare i tre tassi di interesse di riferimento della BCE. Pertanto, i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale restano confermati rispettivamente al 2,15%, al 2,4% e al 2%.
Il consiglio direttivo è determinato ad assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull'obiettivo del 2% a medio termine, anche se la guerra in Medio Oriente ha reso le prospettive significativamente più incerte, generando rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica. "Il conflitto avrà un impatto rilevante sull’inflazione a breve termine tramite i rincari dei beni energetici. Le implicazioni a medio termine dipenderanno dall’intensità e dalla durata della guerra nonché dal modo in cui le quotazioni dell’energia influenzeranno i prezzi al consumo e l’economia", ha precisato la BCE.
Il Consiglio direttivo ritiene che le informazioni che acquisirà nel prossimo periodo consentiranno di valutare l’impatto del conflitto sulle prospettive di inflazione e sui rischi a esse associati. Di conseguena, il Consiglio direttivo segue attentamente la situazione e definirà in modo appropriato la politica monetaria grazie al suo approccio fondato sui dati.
Nella riunione odierna la BCE ha fornito le nuove proiezioni economiche per il triennio 2026/2028. In particolare, nello scenario di base l’inflazione complessiva è stimata collocarsi in media al 2,6% nel 2026, al 2,0% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. La BCE ha puntualizzato che, rispetto alle proiezioni di dicembre, l’inflazione è stata rivista al rialzo, in particolare per il 2026, in ragione dell’incremento dei prezzi dell’energia causato dalla guerra in Medio Oriente. L’inflazione al netto della componente energetica e alimentare si porterebbe in media al 2,3% nel 2026, al 2,2% nel 2027 e al 2,1% nel 2028.
Per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, il Consiglio direttivo ha ribadito che seguirà un approccio guidato dai dati (data driven), in base al quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione. In particolare, le decisioni sui tassi di interesse restano basate sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi associati (considerati i nuovi dati economici e finanziari), della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi.
Infine, il Consiglio direttivo ha confermato di essere pronto ad adeguare tutti gli strumenti a disposizione nell’ambito del proprio mandato per assicurare che l’inflazione si stabilizzi durevolmente sull’obiettivo del 2% a medio termine e per preservare l’ordinata trasmissione della politica monetaria. Lo strumento di protezione del meccanismo di trasmissione della politica monetaria può essere utilizzato per contrastare ingiustificate, disordinate dinamiche di mercato che mettano seriamente a repentaglio la trasmissione della politica monetaria in tutti i paesi dell’area dell’euro, consentendo al Consiglio direttivo di assolvere con più efficacia il mandato di preservare la stabilità dei prezzi.
Le reazioni degli analisti alle indicazioni della BCE
Simon Dangoor - deputy chief investment officer of Fixed Income and head of Fixed Income Macro strategies di Goldman Sachs Asset Management - prevede che la prossima mossa della BCE sarà probabilmente un rialzo:
La prossima mossa della BCE sarà probabilmente un rialzo dei tassi, alla luce dello shock sui prezzi dell’energia; tuttavia, un inasprimento nel breve termine appare poco probabile, a meno che tali pressioni non si rivelino persistenti.
Il Consiglio direttivo è chiaramente sensibile ai rischi al rialzo per l’inflazione, ma probabilmente cercherà di valutare i potenziali effetti secondari prima di intervenire.
È quindi possibile un aumento dei tassi nel corso del 2026; tuttavia, la BCE è pronta ad agire prima qualora la situazione dovesse peggiorare.
Peter Goves - Head of Developed Market Debt Sovereign Research di MFS IM - ha analizzato la reazione del mercato alle dichiarazioni di Christine Lagarde:
Come ampiamente previsto, nella riunione di marzo 2026 la BCE ha mantenuto i tassi invariati.
Il comunicato stampa è risultato relativamente equilibrato e le indicazioni prospettiche e la risposta alla crisi sono rimaste invariate. Lagarde ha tenuto un discorso fiducioso, sottolineando come la BCE sia ben posizionata e ben attrezzata per affrontare l’incertezza. La nuova proiezione di base incorpora le aspettative di mercato al 11 marzo e non si è registrata alcuna reale correzione al ribasso delle aspettative di mercato in merito agli aumenti dei tassi.
Di conseguenza, la reazione del mercato è stata relativamente contenuta. Ovviamente molto dipende dalla durata, dall'entità e dalla propagazione dello shock. La volatilità persisterà quindi fino a quando le tensioni geopolitiche non si attenueranno.
Tuttavia, sulla base delle informazioni attuali e con oltre due aumenti di 25 punti base ormai scontati per il 2026 e con i Bund a 10 anni che oscillano intorno al 3,0%, per ora saremmo molto più orientati verso una posizione neutrale. Non crediamo che la BCE sia sul punto di aumentare i tassi a breve.
Ulrike Kastens - Senior Economist di DWS - segnala che aumentano i rischi al rialzo per l’inflazione:
Come atteso, la Banca Centrale Europea ha mantenuto invariato il tasso sui depositi al 2%, senza apportare modifiche alla propria comunicazione di politica monetaria (approccio data-dependent e assenza di pre-impegni su uno specifico percorso dei tassi). La decisione è stata unanime.
Più rilevante, tuttavia, è il fatto che la BCE abbia già incorporato nei propri scenari previsionali i primi effetti dell’aumento dei prezzi dell’energia. Di conseguenza, le prospettive di inflazione nel breve e medio termine risultano sensibilmente deteriorate, con una revisione al rialzo anche delle stime sull’inflazione core. L’impatto negativo sulla crescita del PIL è atteso concentrarsi principalmente nel 2026. In questo contesto, la valutazione dei rischi da parte della BCE si è modificata: i rischi di un’inflazione più elevata prevalgono attualmente in misura significativa rispetto ai rischi al ribasso per l’economia. Considerato l’elevato grado di incertezza legato agli effetti del conflitto, la dipendenza dai dati resta un elemento cruciale. In tale ambito, la Presidente della BCE Christine Lagarde ha evidenziato diversi indicatori attentamente monitorati, tra cui i prezzi delle materie prime, le aspettative di prezzo delle imprese e l’andamento dei salari.
I mercati stanno già prezzando un possibile ciclo di rialzi dei tassi della BCE nei prossimi mesi. La capacità dell’istituto di Francoforte di guardare oltre lo “shock energetico” o la necessità di reagire a un aumento delle aspettative di inflazione, dipenderà dall’entità e dalla persistenza dello shock sui prezzi dell’energia, nonché dal rischio di effetti di secondo impatto.
Per il momento, un approccio attendista “wait-and-see” appare la strategia più appropriata.
