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Vivere di rendita o di pensione: ecco cosa sapere

Come organizzare la ritirata e costruirsi una pensione di scorta. Le simulazioni di BorsaExpert

di Salvatore Gaziano 19 gen 2010 - ore 11:21
A cura di BorsaExpert.it

Ci sono argomenti che si faticano ad affrontare dal punto di vista delle decisioni e dell’analisi finanziaria.  Per la loro complessità e perché si tende a rimandarne sempre un serio esame nonostante sia evidente per tutti i risparmiatori e lavoratori (dipendenti e non) l’importanza di averne un quadro chiaro. Salvo che qualcuno magari ci sottoponga qualche soluzione apparentemente semplice, dandoci spesso l’illusione di aver affrontato la questione e risolto il problema. Ma una piccola parte del nostro cervello “cosciente” sa che non è così.

L’argomento pensioni e previdenza integrativa è sicuramente uno di questi. Quale pensione ci aspetta? I contributi che tramite il proprio lavoro sono accantonati saranno sufficienti per assicurarci un buon tenore di vita al ritorno dal lavoro? Ci si può fidare e quanto dell’Inps? Le soluzioni di previdenza integrativa (dai fondi chiusi a quelli aperti, dai piani individuali di previdenza ai fondi pensione preesistenti) proposte per accantonare il proprio Tfr sono “la soluzione” oppure bisogna guardare anche altro, mantenendo sempre un atteggiamento critico verso le soluzioni del risparmio gestito? Come giudicare e cosa guardare nelle polizze assicurative? Come verificare se le scelte sono giuste e quali sono i prodotti da sottoscrivere adatti al nostro profilo? Se si dispone di un capitale (anche importante), basterà questo a farci vivere sereni anche nel futuro? Come va investito? E se non si dispone ora di un patrimonio cospicuo quanto occorre realisticamente accantonare oggi, mese dopo mese, per non trovarsi fra qualche lustro a ricevere una mini-pensione insufficiente per sopravvivere?

Le domande su questi temi sono pressoché infinite e non è facile fornire in modo semplicistico (come fanno alcuni) risposte pronte e preconfezionate per tutti.

In questo numero di gennaio di MoneyReport.it abbiamo deciso di affrontare di petto l’argomento, cercando di offrire una risposta a tutte queste domande nella massima obiettività e indipendenza. Con l’intervento in un’approfondita discussione (dove le opinioni non sempre convergono su tutto come in ogni seria e franca discussione) con due dei massimi esperti del settore in Italia, Gaetano Megale e Sergio Sorgi. I fondatori di Progetica, una società di consulenza indipendente nata nel 1994 che progetta e realizza sistemi e strumenti per istituzioni e intermediari del settore assicurativo e finanziario. Due veri specialisti in materia che hanno preparato per questa inchiesta una serie di simulazioni che rispondono innanzitutto alla domanda delle domande: quanti soldi sono necessari per vivere di rendita?

E come potrebbero essere investiti come “asset allocation” teorica?

Un’inchiesta che consentirà, crediamo, a ciascun lettore (dipendente pubblico o privato, imprenditore o professionista, risparmiatore o ereditiere, pensionato o studente) di avere le idee più chiare in materia se vorrà affrontare (nel suo interesse) la questione. Tutto, o quasi, quello che bisogna sapere e talvolta anche quello che nessuno ha osato dirvi… per dirla con Woody Allen.

Mollo tutto e vivo di rendita. Ma ce la farò? - Inutile girarci intorno. La “mucca” della previdenza pubblica fornirà sempre meno latte (dopo che alle sue mammelle si sono attaccati per decenni anche molti parassiti) e milioni di lavoratori si troveranno fra qualche anno a misurarsi spesso con mini pensioni. Con importi pari mediamente dal 30 al 60% dell’ultima busta paga. E i lavoratori autonomi, quelli a progetto, i professionisti e i commercianti saranno quelli che vedranno assottigliarsi in modo più drammatico l’assegno mensile una volta che andranno in pensione. A essere maggiormente penalizzati saranno quelli entrati più recentemente nel mondo del lavoro mentre chi è vicino alla pensione, naturalmente, assisterà in modo più limitato alla grande sforbiciata. 

Pensare a costruirsi una pensione di scorta è quindi qualcosa di obbligatorio per moltissimi lavoratori e per farlo esistono certo molte strade. Non solo i fondi pensione. Occorre mettere a frutto il patrimonio che si ha e risparmiare. Come facevano i nostri padri e i nostri nonni in tempi in cui era ancora più difficile. 

Ma quanto occorre accantonare se già non si possiede un patrimonio importante? Le risposte che vengono da questa inchiesta dicono che la questione non può essere affrontata con troppa approssimazione e poca lungimiranza. Per avere 1.000 euro di pensione integrativa fra 25-30 anni occorre da subito accantonare (si stima perché i rendimenti dei mercati non sono certi) mediamente 650-700 euro al mese come indicano tutte le simulazioni pubblicate in questo numero della rivista. Cifre importanti per moltissimi lavoratori ma che sono un monito anche per chi ha già da parte un capitale magari di qualche centinaia di migliaia di euro e pensa che questo sarà sufficiente per il futuro. 

Quanto accantonare mese dopo mese? O quanto patrimonio occorre avere per vivere tranquilli e di rendita?

I dati che scaturiscono dalle tabelle elaborate da Progetica per MoneyReport.it ci dicono invece che per entrare in zona di “sicurezza” occorre accumulare un capitale nettamente maggiore, superiore anche al milione di euro (nell’ipotesi certo che a fine carriera lavorativa non si riceveranno altre rendite o pensioni). E confidare nella Borsa in molti casi se si hanno capitali inferiori. Non decidere di decidere… su come investire il proprio patrimonio con una strategia definita o disinteressarsi di questi argomenti non è quindi una scelta molto lungimirante. Mettere la testa sotto la sabbia come fanno gli struzzi non aiuta certo quei risparmiatori che magari, delusi da cattive esperienze finanziarie passate (con fondi o gestioni o scelte fai da te), sono “congelati” da anni in attesa che i prezzi dei loro titoli ritornino miracolosamente ai prezzi di carico o accantonano il minimo possibile.

La decisione del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, e del presidente dell’Inps, Antonio Mastropasqua, di inviare nei prossimi mesi un fascicolo personale, simile alla “busta arancione” dei Paesi nordici, che informerà ciascun lavoratore sulle risorse maturate ai fini pensionistici (indipendentemente da quale sia il loro ente di previdenza) potrebbe forse aiutare a prendere coscienza del problema a chi di queste cose non si interessa. Dipende certo dalla pubblicità che si darà a questa iniziativa e il livello di informativa che sarà fornito. Ed è arguibile che fondi pensione e assicuratori cercheranno di “cavalcare la tigre” per vendere così più facilmente le loro soluzioni. Un affare sicuramente per le loro casse ma non necessariamente per tutti i sottoscrittori. Chi vuole pensare al proprio futuro (e non quello di banche, assicurazioni e società di gestione) dovrebbe farlo con la propria testa su basi razionali. Con logica e strategia: pianificare il proprio futuro finanziario non dovrebbe essere qualcosa da prendere sotto gamba o decidere in base a uno spot o a un venditore molto simpatico. Che ci racconta solo quello che ci vogliamo sentire dire… offrendoci prodotti magari inadeguati e costosi. Ma che danno a molti risparmiatori la falsa illusione di aver affrontato (e risolto) il problema. A caro prezzo. Per questo l’inchiesta affrontata in questo numero di MoneyReport (che non tratta certo solo questo argomento visto che parla di moltissimi altri argomenti come indica l’estratto sotto scaricabile) crediamo che sia fra i numeri più importanti pubblicati in questi mesi e di maggior interesse per un risparmiatore.


mr190110L’intera inchiesta è disponibile agli abbonati a MoneyReport.it Per scaricare l’anteprima del numero di MoneyReport di gennaio e uno Speciale estratto dell’inchiesta di copertina cliccate qui.












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