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Tfr vs. fondi pensione

Rischi diversi per strumenti diversi. E poche certezze. Una partita ancora tutta da giocare

di Marco Delugan 9 dic 2009 - ore 10:38
Molti hanno già scelto, e molti lo dovranno fare. E’ una scelta importante che potrà incidere profondamente sul proprio tenore di vita quando si smetterà di lavorare. Tfr in azienda o ai fondi pensione? Questo è il problema. Rischi diversi di fronte a diverse prospettive. Perché, se i rendimenti dei fondi pensione fluttuano con i mercati finanziari, anche il Tfr lasciato in azienda non è poi così sicuro come si crede. E non c’è una formula magica che aiuti a risolvere li problema.

Breve introduzione

A fine anno il datore di lavoro calcola la quota del Tfr che vi spetta. Se avete scelto di lasciarlo in azienda, la accantona e ve lo consegnerà quando lascerete quel lavoro. Se avete scelto per il fondo pensione, invece, l'azienda lo conferisce direttamente nella posizione che il lavoratore ha nel fondo pensione o in altro strumento di previdenza complementare.

La quota che ogni anno va ad accrescere il vostro Tfr in azienda, o va al vostro conto di previdenza complementare, ammonta al 6,91% della retribuzione lorda.

Ogni 31 dicembre, quello che avete accantonato in precedenza come Tfr lasciato in azienda viene rivalutato in base ad un coefficiente che risulta dalla somma del 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo elaborato dall’Istat e di un fisso pari all’1,5%.

Il fondo pensione, invece, si rivaluta in base all’andamento dei mercati finanziari e alle capacità di chi lo gestisce. Ma dipenderà anche da quanto si versa, per quanto tempo, e dai costi di gestione del fondo pensione o piano individuale di previdenza che si è scelto. Per capire quando costano gli strumenti previdenziali, andate alla “scheda sintetica” del singolo prodotto. Lì troverete, tra le altre informazioni, le spese di gestione. Altro parametro importante è l’ISC: indicatore sintetico di costo, analogo al Taeg del credito al consumo e dei mutui. Lo trovate per tutte le forme previdenziali sul sito della Commissione di Vigilanza dei Fondi Pensione (www.covip,it), l’autorità amministrativa che ha il compito di vigilare sul funzionamento dei fondi pensione complementari.

E poi, ancora, quanto si percepirà dipenderà dal coefficiente di conversione: “[…] quel numero attraverso il quale, nei fondi pensione e nelle polizze vita, le compagnie di assicurazione trasformano il montante maturato in una rendita; è definito in base alla vita attesa e quindi dipende dall’età e dal sesso dell’assicurato all’atto del pensionamento” (Carlo Giuro, Guida alla pensioni alternative, Etas Libri). Se avete ancora molto da vivere, a parità di tutte le altre condizioni, prenderete meno.

La prima scelta è irreversibile. Una volta deciso di conferire il Tfr ai fondi pensione, o a un'altra forma di previdenza complementare, non si può tornate indietro; mentre si può passare da una forma pensionistica a un’altra rispettando alcune condizioni stabilite dalla legge.

A questo punto, cosa è meglio fare? Questione troppo complessa per essere trattata compiutamente in un solo articolo, e forse anche in una serie di articoli. Ma se volete approfondire potete cominciare dalla sezione Previdenza di Soldioline.it, e chiedere ai nostri esperti che trovate a questa pagina.

Un primo punto di riferimento, però, tenteremo di darvelo lo stesso: quanto hanno reso in questi anni le diverse forme di previdenza complementare rispetto all’andamento del Tfr?

Tfr vs Previdenza complementare. Una piccola simulazione

Per cominciare vediamo i dati presentati nella tabella che segue. Sono del Covip, la Commissione di Vigilanza dei Fondi Pensione, e riguardano i rendimenti al netto degli oneri di gestione e fiscali dei fondi pensione negoziali e aperti, vanno 2003 al settembre del 2009. Quest’ultimo dato, come si legge sul sito del Covip, è provvisorio. Tra le serie storiche presentate dal Covip, abbiamo considerato solo quelle complete. Per gli altri dati andate a questa pagina.

  2003 2004 2005 2006 2007 2008 Set.2009
Fondi negoziali 5,0 4,6 7,5 3,8 2,1 -6,3 7,2
Obbligazionario puro 3,0 2,2 2,1 2,6 2,2 1,6 2,7
Obbligazionario misto 4,3 3,9 6,9 2,7 2,1 -3,9 6,9
Bilanciato 7,0 4,9 7,9 5,6 2,4 -9,4 8,7
Azionario 8,3 5,9 14,9 8,2 1,3 -24,5 12,9
Fondi pensione aperti 5,7 4,3 11,5 2,4 -0,4 -14,0 9,3
Garantito 2,6 3,1 2,9 1,0 1,9 1,9 4,4
Obbligazionario puro 1,6 3,3 3,3 -0,2 1,6 4,9 3,8
Obbligazionario misto 3,1 4,2 6,4 1,0 0,3 -2,2 5,9
Bilanciato 4,9 4,2 11,4 2,4 -0,3 -14,1 10,3
Azionario 8,4 4,7 16,2 3,7 -1,6 -27,6 14,1
Rivalutazione Tfr 2,8 2,5 2,6 2,4 3,1 2,7 1,4

Difficile capirci molto, almeno a prima vista. Per facilitare il confronto abbiamo fatto una piccola simulazione, con queste caratteristiche. Per semplicità, consideriamo che all’inizio di ogni anno il datore di lavoro accantoni il Tfr che vi spetta, o che lo conferisca direttamente alla posizione che avete nel fondo pensione. Supponiamo che siano 100 euro. Così, a inizio 2003 avrete 100 euro nel vostro cassetto previdenza. A inizio 2004 avrete quei cento euro rivalutati più altri cento che il datore di lavoro vi darà. E così via. L’andamento del “montante” (quanto versato più la sua rivalutazione), è mostrato nella tabella che segue. Le elaborazioni si basano sui dati Covip presentati nella tabella precedente. Per il 2009 abbiamo esteso a tutto l’anno il rendimento delle diverse forme di previdenza complementare e del Tfr segnalato dal Covip per i primi 9 mesi.

Questo è il risultato.

  2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010
Fondi negoziali 100 205,0 314,4 438,0 554,7 666,3 724,3 876,5
   Obbligazionario puro 100 203,0 307,5 413,9 524,7 636,2 746,4 866,6
   Obbligazionario misto 100 204,3 312,3 433,8 545,5 657,0 731,4 881,8
   Bilanciato 100 207,0 317,1 442,2 567,0 680,6 716,6 878,9
   Azionario 100 208,3 320,6 468,4 606,8 714,7 639,6 822,1
Fondi pensione aperti 100 205,7 314,5 450,7 561,5 659,3 667,0 829,0
   Garantito 100 202,6 308,9 417,8 522,0 631,9 743,9 876,7
   Obbligazionario puro 100 201,6 308,3 418,4 517,6 625,9 756,5 885,3
   Obbligazionario misto 100 203,1 311,6 431,6 535,9 637,5 723,5 866,2
   Bilanciato 100 204,9 313,5 449,2 560,0 658,3 665,5 834,1
  Azionario 100 208,4 318,2 469,7 587,1 677,7 590,7 774,0
Rivalutazione Tfr 100 202,8 307,9 415,9 525,9 642,2 759,5 870,1

Come si vede, nonostante la crisi che ha colpito le borse internazionali nel 2007/2008, solo tre tipologie di fondi pensione fanno chiaramente peggio del Tfr: i fondi chiusi azionari, i fondi aperti bilanciati, e i fondi aperti azionari. Non un evidente disastro, quindi. Ma quello che conta è come saranno i prossimi anni, non quelli passati. E se questi appena scorsi possano dare lumi su cosa sia meglio scegliere.

Su questa simulazione, sul suo valore come elemento di scelta e di valutazione, e su cosa preferire tra lasciare il Tfr in azienda o destinarlo alla previdenza complementare abbiamo parlato con tre collaboratori di Soldionline. Qui sotto le loro opinioni.

Lucio Sgarabotto: meglio la previdenza complementare

«Se decidi di lasciare il Tfr in azienda, devi fidarti della tua azienda perché il Tfr non è separato dal resto del patrimonio. E se le cose dovessero andare male, anche quello sarebbe a rischio. E’ ovvio che il lavoratore è tra i primi ad essere rimborsato, in caso di fallimento, ma potrebbe anche accadere che in azienda resti poco con cui rimborsare. E nel caso di grosse crisi, puoi star tranquillo se sei dipendente di grandi aziende, come Eni o Enel, per fare un esempio, ma se sei dipendente della “Picopallino” sotto casa, molto meno. Questo è un rischio che deve sopportare chi sceglie di lasciare il Tfr in azienda: il rischio legato all’attività di una azienda contro quello legato all’andamento di un mercato che offre comunque tante possibilità di diversificazione del portafoglio. Secondo me non c’è paragone: io penso che sia meglio investire il Tfr nei fondi pensione. Devi poi aggiungere il contributo del datore di lavoro ai conferimenti al fondo pensione, che nel caso del Tfr non c’è. Sono pochi i lavoratori che se lo fanno dare perché in Italia le aziende sono piccole e i sindacati non si fanno sentire. Chiedendolo, uno dovrebbe aggiungerci un due per cento all’anno, che non è male. La tassazione della previdenza complementare, poi, è molto più bassa di quella sul Tfr.»

Antonio Lucenti: perché non farselo dare ogni anno?


«Preferire una soluzione rispetto a un’altra è una questione molto personale. Il Tfr in azienda è una sicurezza quasi totale: quando te ne vai, te lo dà. Se invece lo dai al fondo, te ne espropri. E’ vero che l’azienda può fallire. Ma la valutazione del peso del rischio è un fatto, anche quello, del tutto personale, e non credo sia possibile preferire, a priori, una possibilità rispetto a un’altra: una scelta consapevole deve considerare tutti i fattori che caratterizzano la specifica situazione della persona che deve scegliere.

Il Tfr in azienda è comunque più flessibile, nel senso che almeno quando te ne vai ti viene liquidato, e puoi farci quello che vuoi. Quando lo hai dato alla previdenza complementare, invece, non lo vedi più almeno fino alla pensione. E la possibilità di ottenere delle anticipazioni è permessa solo in poche e precise circostanze. La liquidabilità dello strumento è una cosa molto importante, secondo me, perché ti da maggiore libertà.»
 
Jonathan Figoli: spero in nuovi mercati emergenti

«C’è chi inizia a sostenere che le azioni non porteranno più nel lungo termine un vantaggio rispetto alle obbligazioni così rilevante come è stato in passato. Ora io non ho la sfera di cristallo e non so cosa faranno le azioni, però ho investito nel fondo di previdenza complementare più aggressivo che ho trovato. Se devo rimanere investito 36 anni spero che prima o poi qualche cosa cresca.

Il Tfr in azienda ha un buon rendimento. Non esiste nessun gestore finanziario che oggi in Italia possa garantire quell’1,5% più il 75% dell’inflazione. Cosa che da intorno al 3% quando l’inflazione è al due. Ma, ti dico, se anche avesse un rendimento del 3% all’anno non basterebbe a riempire il mio gap pensionistico. Spero il tutto per tutto nella possibilità di trovare il nuovo paese emergente stile Cina. Ma è ovvio che parlo in base ai miei bisogni, al mio profilo di rischio e al mio orizzonte temporale. Con un cliente che andrà in pensione tra 10 anni non farei lo stesso discorso.

Certo, se pensassi che i prossimi 10 anni dovessero essere come quelli appena passati, il Tfr lo lascerei in azienda anche io.»

Conclusioni provvisorie


Due, e non da poco. Comunque si scelga, questo “pilastro” della previdenza è più rischioso di quando una volta garantiva lo Stato. Che sia il rischio legato alla sopravvivenza dell’azienda in cui si lavora e in cui si decide di lasciare il Tfr, piuttosto che quello legato all’andamento dei mercati finanziari e alle capacità di chi gestisce il fondo – errare è umano – nessuna delle due, in prospettiva, può dare certezze. Solo i fondi del comparto “garantito” assicurano almeno la restituzione di quanto versato e, a volte, un rendimento minimo. Da vedere quanto questo rendimento minimo possa assicurare al futuro tenore di vita.

Secondo, oltre al rischio aumenta la difficoltà. Scegliere cosa fare richiede competenze non usuali, che vanno dalla chiara consapevolezza della propria situazione economica e finanziaria, alla quantificazione monetaria dei bisogni che si dovranno soddisfare una volta smesso di lavorare, alla conoscenza degli strumenti di previdenza adatti a soddisfarli. E una buona conoscenza dei mercati finanziari in generale, e delle loro dinamiche.

Da soli o con l’aiuto di un professionista, è una partita tutta da giocare…

Commenti dal 10 al 14
(14)

JoJo lunedì, 28 dicembre 2009

Ribadisco: cautela

Il mio precedente commento del 9 dicembre 2009 (perché far mangiare con i propri soldi tanti mangiaaufo a tradimento?) trova autorevole conferma alla luce delle sagge osservazioni e consigli del prof. B. Scienza:

"L'ultima novità sul TFR ha suscitato molto sdegno, anche se in effetti non è la cosa più grave. La novità è che la Legge Finanziaria per il 2010 utilizzerà quei soldi che le aziende, anziché tenerli loro
a fronte del TFR dei loro dipendenti, hanno dato all'Inps non è la cosa più grave, in quanto non tocca veramente la situazione dei lavoratori; purtroppo sono altre le cose che toccano o toccheranno o
minacciano di toccare la situazione dei lavoratori. La riforma bipartisan del TFR, decisa prima da Maroni e Tremonti con il governo Berlusconi e poi anticipata di un anno dal governo Prodi, è stata uno dei tiri più mancini tirati ai lavoratori italiani negli ultimi decenni.

Il vero inganno, il vero imbroglio, la vera falsità che viene diffusa dai vari economisti di regime è un'altra, ed è la base del discorso con cui si vuole convincere la gente a aderire alla previdenza
integrativa e è questo discorso. Le pensioni saranno basse e quindi non sufficienti, per integrarle bisogna trasferire il TFR ai fondi pensione: bene, questa è una falsità bella e buona! Può anche darsi
che le pensioni saranno basse, anche se è difficile prevedere tra 40 anni come saranno le pensioni, prevedere a distanza di 40 anni come saranno le pensioni, come saranno gli stipendi, come saranno i prezzi è praticamente impossibile. Ma anche se fosse vero che saranno basse, è falso che per avere una rendita aggiuntiva bisogna trasferire il TFR ai fondi pensione o a altri prodotti assicurativi: no, uno si tiene il TFR e, quando incassa la liquidazione, se vuole utilizza questa cifra per avere una pensione integrativa e, se quella cifra è più alta di quanto è rimasto invece a quel poveraccio che ha aderito a un fondo pensione, chi non ha aderito avrà una pensione integrativa più alta di chi ha aderito.
Ci sono dei campioni, nella non nobile arte di prendere in giro i lavoratori italiani che raccontano loro delle cose addirittura ridicole; prendo un esempio concreto, uno di questi campioni si chiama Marco Lo Conte ed è un giornalista de Il Sole 24 Ore, il bollettino quotidiano della Confindustria, in cui lui dice - cito da sabato 24 ottobre 2009 a pagina 4 di Plus24, il supplemento - che: "per chi non aderisce alla previdenza integrativa c'è la certezza roulotte, cioè la certezza di trovarsi, in vecchiaia, a vivere in una roulotte senza neanche il cibo per i gatti" e questo riguarderebbe 18 milioni tra i 23 milioni di italiani lavoratori dipendenti. Beh, dire che chi non aderisce alla previdenza integrativa è certo di finire a vivere in roulotte mostra soltanto che a Il Sole 24 Ore manca il senso del ridicolo.

Con il 2010 dovrebbero arrivare a tutti i lavoratori dipendenti delle buste, pare di colore arancione, ma l'aspetto cromatico è irrilevante, in cui si dice loro quale sarà presumibilmente la loro pensione. Il
fine di queste buste arancioni è spaventare i lavoratori e indurli, spingerli a cosa? Ai fondi pensione o a altri prodotti assicurativi. Ecco, questo è quello che una persona prudente proprio non deve fare.
Dare i propri soldi ai fondi pensione vuole dire correre due rischi che con il TFR non si corrono: il primo rischio - e si è visto bene nel 2008 - è che un crack di mercati finanziari faccia scendere di
valore quello che uno ha messo da parte; qui non si tratta di fallimenti, i fondi pensione non falliscono, anche i fondi comuni non falliscono, però possono perdere il 90% senza fallire. L'altro rischio che c'e' e' che riparta l'inflazione.

Quello che è sicuro è che, di fronte a entrambi questi due rischi, un crack dei mercati finanziari e il ripartire dell'inflazione, che magari possono anche capitare entrambi insieme, perché a volte le
brutte notizie vengono insieme, chi si tiene il TFR è tranquillo, perché il valore del TFR non dipende dai mercati finanziari e, se viene l'inflazione, il TFR segue in maniera eccellente l'inflazione.
Ora, il ministro Sacconi ha più volte anticipato che: "si farà partire un nuovo periodo di silenzio /assenso", cioè altri sei mesi in cui, automaticamente, se uno decide di no, i suoi soldi vanno nei fondi pensione.

Il TFR va bene per i lavoratori, va abbastanza bene per i lavoratori, va abbastanza bene per le aziende, però non fa guadagnare i banchieri, perché i lavoratori prendono i soldi dalle aziende e la banca non si
mette in mezzo a fare la sua cresta; non fa guadagnare gli assicuratori, che non sono assolutamente nel gioco, non va guadagnare i gestori di fondi perché non gestiscono niente, non fa guadagnare i
sindacati, perché non hanno a da mettere i loro uomini, come invece li mettono, nei fondi pensione per la gestione dell'amministrazione, non fa guadagnare i funzionari della Confindustria e delle altre
organizzazioni del patronato, che invece nei fondi pensione mettono anche loro i propri uomini, non fa guadagnare i docenti universitari, non fa guadagnare gli economisti, perché il TFR va avanti per conto
suo e gli economisti non possono fare consulenze, non possono essere nei consigli di amministrazione dei fondi pensione, non possono guadagnarci sopra. Insomma, il TFR è una cosa che va bene soltanto ai lavoratori e alle aziende, non fa guadagnare gli altri e gli altri
hanno cercato di distruggerlo. Per fortuna non ci sono ancora riusciti!" Beppe Scienza

n° 14
mixdebe lunedì, 28 dicembre 2009

R: Ribadisco: cautela

Caro Nino, è da un po' che sto facendo una "crociata" a favore del TFR e mi trovo d'accordo con Beppe Scienza, non perchè sia meglio degli altri (di economisti ce ne sono a milioni), ma semplicemente perchè è una mente ancora libera, ragiona con il suo cervello e non è pagato per dire il contrario di ciò in cui crede. Ora altri risponderanno picche, paventando calcoli con la calcolatrice, ma la sostanza del discorso è quella di Scienza, e ho cercato di spiegarlo in questo dibattito. In particolare sulla promessa di una pensione maggiore, RAPINANDOTI PRIMA LA LIQUIDAZIONE. Troppo facile!! Massimo

JoJo lunedì, 28 dicembre 2009

R: R: Ribadisco: cautela

Sono perfettamente d'accordo con te.

Se ti interessa, guarda cosa commentavo in proposito già tre anni fa...
http://www.saperinvestire.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1291&Itemid=260

http://www.saperinvestire.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1519

http://www.saperinvestire.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1532

Ciao
Nino

Jonathan Figoli martedì, 22 dicembre 2009

sfatiamo i luoghi comuni

bellissima discussione, ci terrei, però a precisare due "luoghi comuni":

la prima è quella che l'azienda, nell'accantonare il mio TFR rimasto presso di lei, deve versare uno 0,2% al fondo di garanzia presso l'INPS, quindi anche fallisse la piccola aziendina e non avesse attivo fallimentare come lavoratore sono cmq garantito per la componente TFR.

La seconda, più importante, vorrei sfatare la credenza che se destini il TFR alla previdenza complementare lo rivedi solo a 65 anni e non tutto. A parte che posso richiedere maggiori anticipazioni rispetto a lasciarlo in azienda ma, se previsto all'interno del regolamento del fondo ad adesione collettiva (come ad esempio dal Cometa), nel caso venga meno il rapporto di lavoro, tutto il montante (che è più grande della componente TFR!) può essere riscattato al 100% perdipiù con una tassazione del 23% e non con l'aliquota marginale prevista per il TFR in azienda!

n° 13
mixdebe giovedì, 10 dicembre 2009

Quanto durerà la fiscalità vantaggiosa dei fondi pensione?

Non credo che la fiscalità vantaggiosa sui fondi pensione possa essere assunta oggi quale elemento per operare una scelta a medio-lungo termine. In primis, semplicemente perchè non c'è alcuna riserva di legge che renda immodificabili le aliquote, le quali potranno liberamente essere alzate in futuro. Secondo, è abbastanza credibile il fatto che tali basse aliquote siano state introdotte per incentivare l'adesione della massa ai fondi pensione (aliquote d'ingresso, un po'come i tassi d'ingresso sui mutui). Terzo: la massa monetaria riversata sui fondi è destinata a crescere sempre più (non fosse altro perchè è una scelta di non-ritorno, quando cominci a contribuire lo dovrai fare fino alla pensione), o meglio, in una situazione di PIL deficitario da ormai parecchi anni, essa rappresenterà una fetta sempre più consistente. O, detto in altri termini, i redditi prodotti dalle rendite da fondi pensione saranno sempre più redditi di massa. Assunto questo, se è vero che in fase iniziale lo Stato potrà avere una convenienza sino a che tale massa monetaria non sarà ingente e contemporaneamente produrrà delle riforme della previdenza pubblica abbassando le pensioni, è pur vero che tale convenienza è destinata a ridursi sempre più, in quanto le mancate entrate tributarie derivanti dalla fiscalità di favore sui fondi supereranno i risparmi sulla previdenza pubblica. Non a caso tutta quella massa monetaria era in precedenza tassata con aliquote molto più alte.
Ecco perchè nel momento in cui i fondi diventeranno fenomeno di massa, essi saranno tassati con aliquote di massa (quello che succederà probabilmente a breve sugli immobili: incentivazione -tassi bassi-fiscalità vantaggiosa- spostamento di enorme massa di ricchezza in tale settore, parte sfuggita prima al fisco- ritorno di una forte tassazione), con il rischio di rimanere "incastrati". Oltretutto, ricordo che il ns. debito sta raggiungendo il 120% del PIL, e quale miglior occasione per ricominciare a tassare (o alzare le aliquote) sui beni e ricchezze registrate (immobili, forse auto, barche, conti correnti) e previdenza complementare, visto che aziende e lavoratori sono già allo streguo e contro l'evasione abbiamo alzato bandiera bianca già da tempo? Massimo

n° 12
PaoloD giovedì, 10 dicembre 2009

R: Quanto durerà la fiscalità vantaggiosa dei fondi pensione?

Effettivamente la certezza che le cose restino così non c'è!!! Ma se parto dal presupposto che il problema delle pensioni (soprattutto quando inizieranno ad essere erogate quelle clacolate con il metodo contributivo)resterà e anzi probabilmente si aggraverà, credo che cmq sia nell'interesse di tutti fare in modo che questo non diventi un problema "sociale"! La previdenza complementare è un modo per cercare di porvi rimedio.
Immagino quindi che le agevolazioni potrebbero effettivamente cambiare... (magari anche in meglio) ma un certo vantaggio le forme di prev. comp. dovrebbero mantenerlo.
Cmq dato che normalmente l'effetto di tali modifiche non è retroattivo quello versato con queste regole manterrà l'agevolazione prevista, se un domani cambierà... il tfr dovrò continuare a versarlo e se il beneficio sarà minore (per il periodo successivo) pazienza, i contributi volontari, se riterrò, potrò smettere di versarli.

mixdebe giovedì, 10 dicembre 2009

R: R: Quanto durerà la fiscalità vantaggiosa dei fondi pensione?

Mi permetto di discutere ciò che PaoloD ha appena esposto. Mi fa piacere che si sappia che la tassazione potrà essere variata in futuro, e questo già la dice lunga (non potendo variare la mia scelta). Il problema delle pensioni lasci che se lo ponga lo Stato, che già se lo pone, non certo Lei! Noi siamo i contribuenti, non i percettori dei contributi! Ricordo che stiamo discutendo della destinazione del tfr, non dell'adesione volontaria ai fondi pensione, scelta autonoma e il discorso è diverso. I problemi sociali derivano da più aspetti, non mi dirà mica che l'unica soluzione era il furto del TFR (prima ti veniva liquidato interamente prima dell'andata in quiescenza, ora l'erogazione ti viene posticipata a rate SE camperai e SE maturerai il diritto alla pensione pubblica), in un paese di sprechi, di mafia, di pensioni baby, di false pensioni d'invalidità e di evasione fiscale? Non va bene fare di tutta un'erba un fascio, ma asseverare i discorsi di politici e banchieri...Per ultimo, non è mica vero che le modifiche sulla tassazione non hanno carattere retroattivo, le modifiche di aliquote si applicano sull'oggetto della tassazione (se domani decideranno che la tassazione sulla rendita passerà dal 15 al 20% essa si applicherà all'intera rata, non ad una parte di essa, perchè colpisce la RENDITA nella sua interezza, non i versamenti fatti per costituirla. E se l'11% che colpisce i proventi finanziari passerà al 15% , essa colpirà il guadagno totale annuo, non solo quello che deriva dai versamenti di anni precedenti.)Per ultimo, nel discorso non sono compresi i versamenti volontari, stiamo parlando della destinazione definitiva del TFR. Ricordo inoltre come le anticipazioni per acquisto prima casa e per altri motivi e tutti i riscatti parziali o totali richiesti prima della maturazione del diritto alla pensione anche per disoccupazione oltre i 48 mesi(che ricordo, non decide il fondo ma sempre lo Stato), sono già tassati al 23%, oltre all'11% della parte derivante da proventi. Dov'è tutta questa convenienza sulla destinazione del tfr ai fondi? Massimo

Gianluca giovedì, 10 dicembre 2009

R: R: R: Quanto durerà la fiscalità vantaggiosa dei fondi pensione?

Ognuno può pensarla come vuole. Il fatto che ad oggi un lavoratore ha 3 scelte.
1)ignorare il problema della pensione e poi andare in piazza a protestare quando non riuscirà a campare con quello che prenderà
2)scegliere di porre rimedio al problema non usando gli strumenti che oggi sono + convenienti perchè un domani "forse" toglieranno le agevolazioni
3)scegliere di porre rimedio al problema con gli strumenti migliori che oggi ha a disposizione

mixdebe giovedì, 10 dicembre 2009

R: R: R: R: Quanto durerà la fiscalità vantaggiosa dei fondi pensione?

Allora mi scuso perchè evidentemente sono duro io ad esprimere il mio pensiero. Il TFR, proprio perchè ti veniva erogato prima di andare in pensione (anticipi+liquidazione finale) serviva a "pianificare" gli investimenti in modo da essere poi meno dipendenti dalla pensione attraverso l'investimento dei propri risparmi o ad esempio, per chi fosse stato in affitto, serviva finalmente ad acquistare casa, in modo da non dover devolvere mensilmente parte della pensione all'affitto. Lo stesso discorso vale per chi avesse un mutuo, cosa ricorrente per le giovani coppie oggi. Il TFR oggi, erogato in anticipazioni o a chiusura di ogni rapporto di lavoro, serve ad estinguere parte del capitale ancora da rimborsare, in modo da accorciare la durata ed arrivare alla pensione non gravati ancora dalla rata del mutuo. Destinare il TFR ai fondi cosa comporta? Metti via meno risparmio (e i relativi interessi), non hai più l'aiuto a pianificare prima eventuali risparmi di spesa dopo (affitti o rate mutuo). Risultato: per molti il tenore di vita nella vecchiaia dipenderà sostanzialmente dalla rata di pensione che percepiranno, non avendo avuto prima modo o aiuto a pianificare il futuro. Il tenore di vita da vecchi non dipende solo dalla rata di pensione, ma dai risparmi messi via e soprattutto dalla esiguità delle uscite familiari (I NOSTRI VECCHI INSEGNANO!). Paradossalmente, se da un lato ti propignano la sicurezza di avere un giorno una pensione complementare (la cui entità è oscura), è pur vero che prima ti hanno privato di decine di migliaia di euro + interessi (perchè di questo parliamo in 40 anni di lavoro) e che una volta in pensione dipenderai solo da essa. E andrai lo stesso a protestare a Roma. Questo per una giovane coppia di trentenni dipendenti a 1000-1500 euro al mese ciascuno con mutuo di 30 anni e due figli. Poi, se uno è miliardario, certo si farà altri conti. Massimo

Roberto Domenichni giovedì, 10 dicembre 2009

L'unica cosa....

... che mi sento di aggiungere sui fondi pensioni è il timing dell'entrata a mercato. Purtroppo per regolamento i versamenti sono cadenzati in precisi giorni dell'anno.
Sarebbe bene il seguente accorgimento. Se sale la Borsa i TFR vengono accantonati in un fondo liquidità e investiti solo per mediare l'indice di riferimento quando scende.

In fin dei conti non si fa una mediazione su una sola azienda che potrebbe fallire ma su indici europei o anche mondiali.

Come consiglio posso dirvi di stare alla larga dai fondi pensioni obbligazionari. Ascoltatemi per il vostro bene! Solo azionari che contengano le principali aziende europee e mondiali.

Ciao carissimi

n° 11
PaoloD giovedì, 10 dicembre 2009

R: L'unica cosa....

A mio parere il consiglio di stare "a priori" alla larga dai comparti obbligazionari può non essere sempre corretto. E' chiaro che la valutazione deve essere fatta sulle solite cose... orizzonte temporaele... profilo di rischio... ecc ecc
E' anche vero però che non sempre i giovani devono buttarsi per forza a capofitto sui mercati azionari!!!! Mettiamo il caso di chi, anche avendo un orizzonte temporale di 29/30anni, dovrà chiedere anticipazioni per la casa (è facile che siano parecchi)... e se i mercati in quel momento sono pesantemente negativi??? Un minimo di prudenza per chi pensa di di dover usufruire delle anticipazioni per me è d'obbligo.
Anche per coloro a cui mancano pochi anni all'età pensionabile e lo fanno solo per sfruttare i benefici fiscali! Il rendimento da "sgravio fiscale" mi sembra già buono per questi soggetti, perchè assumersi anche il rischio dei mercati finanziari?
Poi è chiaro... è tutto soggettivo!

Francesco giovedì, 10 dicembre 2009

futuro

Il problema è che percentuale dello stipendio con cui andremo in pensione si andra lentamente abbassando, purtroppo la riforma è passata, il problema è proprio questo.

n° 10
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