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Lo sprint dell’indice etico italiano

In una fase storica in cui l’attenzione all’etica in finanza e in economia, almeno a parole, è elevata come forse mai prima è successo, davvero mi stupisce il fatto che la finanza etica o socialmente responsabile (Sri) fatichi a trovare lo spazio che merita a livello d’informazione, di divulgazione, di approfondimento.

Certamente il modello dominante di sviluppo è ancora quello pre-crisi e anzi che ha causato la crisi, come tutte le analisi da 3-4 anni a questa parte sottolineano (ma anche prima era già evidente, solo che bisognava volerlo vedere). Ma mai come ora le crepe, le voragini che si sono aperte in questo modello, che per decenni ci è stato propinato come l’unico e il migliore dei mondi possibili, sono evidenti. Eppure questa altra finanza possibile sembra essere ancora sostanzialmente una nicchia, un affare per pochi intimi, almeno in Italia.

Ad esempio. A livello internazionale si sta assistendo a una sorta di corsa delle Borse valori a lanciare indici etici, Sri o sostenibili, o anche solo green e cioè legati alle emissioni di Co2, al climate change, all’efficienza energetica. Un fenomeno che senz’altro non sta ad indicare che la grande finanza internazionale sta cambiando pelle, come tutti dichiaravano pomposamente avrebbe dovuto fare quando scoppiò il bubbone Lehman Brothers e nelle settimane e mesi successivi. Ma pur sempre un fenomeno di rilievo, da osservare, capire, se possibile promuovere.

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Per carità, questi indici non è che siano esenti da critiche e infatti in passato se ne sono attirate più d’una, specie riguardo al fatto che in media non brillano per trasparenza e per disclosure sulle scelte che effettuano. Del resto non esiste un certificato di qualità o comunque un’attestazione di terzi per gli indici che, dichiarando di utilizzare dei criteri extra-finanziari nei loro meccanismi di valutazione e selezione dei titoli quotati, intendono proporsi come etici, sostenibili, responsabili, green, Esg e chi più ne ha più ne metta. E chissà se ci si arriverà mai. Forse è ancora troppo presto, dato che hanno cominciato a comparire, i primi indici etici, una ventina d’anni fa all’incirca.

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E però. Credo che siano sempre quei pochi di cui dicevo sopra a sapere che anche in Italia da ottobre del 2010 la Borsa ha il suo indice etico. Si chiama Ftse Ecpi Italia Sri, è curato da Ftse Group e dall’italiana Ecpi. Qui sul blog ne abbiamo parlato in più di un’occasione. E già era emerso, direttamente dai responsabili dell’indice, che questo indice è performante, competitivo. Insomma, il suo andamento è assolutamente comparabile con quello dell’indice benchmark tradizionale di Borsa e anzi si è dimostrato capace di offrire piacevoli sorprese in questo senso.

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Da inizio 2012 la storia si è ripetuta. Ho avuto la possibilità di consultare l’ultimo aggiornamento sulle performance, i componenti, le revisioni dell’indice Ftse Ecpi Italia Sri. E le notizie direi che sono più che buone, per chi crede che la finanza etica o Sri possa contaminare pian piano la grande finanza, come in effetti sta facendo ma solo in parte, soprattutto in Italia. Per chi crede, insomma, che investire in finanza etica o Sri significhi avere a cuore il bene comune.

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Le riassumo brevemente e schematicamente, queste buone notizie, qui di seguito.

I titoli del paniere
A fine 2011 i titoli compresi nell’indice Benchmark erano 50. In questa versione dell’indice sono comprese le società che hanno un profilo di sostenibilità almeno buono, secondo i livelli di rating utilizzati da Ecpi ciò significa da un rating di E+ in su. Nell’indice Leaders erano invece compresi 21 titoli. Nell’indice Leaders sono ammesse solo le società con un rating eccellente, cioè da EE in su.

Inclusioni ed esclusioni
L’indice è piuttosto dinamico. Nel senso che nelle revisioni, che avvengono ogni tre mesi, c’è un certo viavai di società in ingresso e in uscita. Nel 2011, ad esempio, nell’indice Benchmark ci sono state 11 inclusioni a fronte di 10 esclusioni. Nell’indice Leaders le inclusioni nel 2011 sono state 4 e le esclusioni 6: segno che entrare o comunque restare nel gruppo degli eccellenti è più difficile. E nella prima revisione del 2012 pure ci sono state inclusioni ed esclusioni. In attesa della revisione annuale, quella più importante, che cadrà il prossimo giugno.

Le performance
Ed eccoci alle performance, da cui mi pare arrivino le notizie migliori. Nei mesi di gennaio e di febbraio 2012, infatti, l’indice etico ha avuto uno sprint e si è lasciato indietro non di poco gli indici benchmark, come si dice ha sovraperformato. La versione Benchmark dell’indice etico, in particolare, ha segnato un +12,9%. La versione Leaders un +10,8%. Tutti e due hanno fatto meglio degli indici benchmark: Ftse Italia All-Share ha fatto +9,5%, Ftse Mib ha fatto +8,4%.

Ciò detto. Da sempre la finanza etica è un investimento che guarda al lungo periodo, tant’è che la si considera una modalità d’investimento che propone la ricetta del longtermismo contro quella dello shortermismo, che è stato fra le cause principali della crisi finanziaria. E proprio nel lungo periodo essa è in grado di mostrare le sue caratteristiche migliori, anche in termini di performance. Il fatto che anche su periodi brevi possa capitare che le performance siano competitive, in questo caso anche superiori, rispetto ai benchmark tradizionali con cui essa si confronta, beh, dovrebbe cominciare a far riflettere anche chi fino a oggi non ha voluto vedere. E dovrebbe essere d’aiuto nel far trovare più spazio a questi argomenti nell’informazione e nel dibatttito. Nell’agenda, come si dice.

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