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Azionariato attivo 2.0

Azionisti attivi e critici di tutto il mondo unitevi! La celebre frase del buon vecchio filosofo di Treviri torna spesso buona. E questa è una di quelle occasioni (anche se ammetto che l’avevo già presa a prestito in un post di qualche tempo fa). Anche se va rivisitata in chiave finanza etica o Sri (socially responsible) e soprattutto adattata alla stagione dell’azionariato attivo che si è infiammata in questi giorni e settimane.

Leggi anche: Azionisti attivi, unitevi!

In Italia ciò è accaduto ad esempio con Etica sgr e le sue puntate alle assemblee di Piaggio, Prysmian e Yoox (puntuali resoconti si possono trovare sullo speciale del sito ETicaNews, a cui ho dato un piccolo contributo anca mi). E poi c’è stata la caldissima assemblea di Enel dove la Fondazione Culturale Responsabilità Etica, del sistema Banca Etica, è intervenuta su temi forti di matrice socially responsible, tutto super-documentato via Twitter (ad esempio qui, qui o qui), con il sito de Il Fatto che aveva anticipato addirittura il giorno prima gli hashtag # che sarebbero stati usati per la #twittercronaca.

Tutto molto interessante, soprattutto in prospettiva, nel senso di quello che si potrà fare in futuro sui social media per l’azionariato attivo. Ma c’è una cosa che mi ha sbalordito ancora di più. Ed è stata l’iniziativa di FairPensions, una ong britannica piuttosto celebre nel piccolo grande mondo dello Sri, che da anni promuove l’investimento responsabile fra i grandi investitori e in primo luogo fra i fondi pensione, da sempre ritenuti e a ragione l’ammiraglia della finanza Sri. E che soprattutto ha puntato la sua attenzione sull’azionariato attivo, come strumento per far crescere la consapevolezza fra gli investitori big ma anche fra i piccoli azionisti che la loro azione conta, il loro voto può pesare per indirizzare le strategie e politiche di un’azienda in un senso o nell’altro.

Leggi anche: Fondi pensione e finanza etica, affinità elettive

E dunque. Non so se si tratti di una novità di quest’anno ma penso di sì. In ogni caso a questo indirizzo sul sito di FairPensions è stato messo a punto un web tool attraverso il quale si dà la possibilità ai sottoscrittori di un fondo pensione di chiedere ai gestori dei propri soldi di andare nelle assemblee delle società quotate in cui il fondo investe e dire no ai mega-stipendi dei top manager, ai bonus che continuano a crescere anno dopo anno, all’aumento delle diseguaglianze tra compenso dei manager e compenso degli impiegati.

Il tool si chiama: Your say on high pay, sottotitolo Taking action on spiralling bonuses. L’argomento è quello indicato col termine high pay, o executive pay, ma anche say on pay, che vuol dire: chiedere (obbligare?) le società quotate a spiegare il perché e il per come i compensi dei manager sono così alti e continuano a crescere. Un caso clamoroso e recentissimo è quello della votazione con cui gli azionisti di Citigroup hanno bocciato a larga maggioranza (55%) la proposta sul compenso del Ceo Vikram Pandit.

 

 

Un articolo pubblicato sul sito della Bbc l’ha chiamato un web tool per la “rivolta” degli azionisti. E ha riportato il testo della lettera che attraverso il tool si può inviare ai responsabili dei fondi, che vanno nelle assemblee delle società quotate e possono esercitare i diritti di voto che derivano dall’essere azionisti di quelle stesse società.

Direi che è questo il salto da fare, o quanto meno è questa la direzione, per rendere la finanza etica o Sri popolare, di tutti, come in effetti è: dare la possibilità in modo semplice a chiunque abbia un interesse come azionista, come lavoratore e sottoscrittore di un fondo pensione, di dire la propria sulle strategie delle aziende in cui i suoi soldi sono investiti. Di far pesare il suo parere e il suo voto su quello che le aziende che raccolgono soldi pubblici sui mercati fanno, hanno fatto o hanno in animo di fare in futuro.

Sarebbe bello che prima o poi si riuscisse e fare una cosa del genere anche da noi. Ma non lamentiamoci: dopo che in molti, e anche questo blog, lo auspicavano da tempo, finalmente si celebra quest’anno anche in Italia la prima Settimana dell’investimento sostenibile e responsabile! Una grande occasione per chi crede che con questo modo di investire si può contribuire, faticosamente, passo dopo passo, seminando molto sperando poi di raccogliere altrettano o forse anche di più, alla costruzione del bene comune.

Leggi anche: Finanza etica vuol dire bene comune

 

twitter.com/andytuit

 

 

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