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Pagare meno tasse e pensare al futuro

Per raggiungere questo doppio obiettivo basta un semplice piano previdenziale. Si potrà integrare la pensione pubblica e i versamenti potranno essere dedotti dalla dichiarazione dei redditi.

di Giuseppe Costanzo 9 mag 2014 - ore 10:14
Nella mente di ogni italiano negli ultimi anni è passato un doppio pensiero, almeno una volta, fatto così: “pago un sacco di Tasse; andrò mai in pensione?”. Tutti prima o poi arriveremo all’età pensionabile, ma il problema è capire con quanto vi andremo e cosa possiamo oggi fare per migliorarla.

La risposta è semplice: iniziare a pensare a un piano pensionistico integrativo. Questa soluzione risponde ai due importanti pensieri sopra visti. Infatti quando andremo in pensione, questa avrà un valore più basso rispetto al nostro ultimo reddito creando di conseguenza un forte calo del potere d’acquisto personale. Per semplificare quanto appena detto, vi mostro una proiezione fatta tramite un simulatore, e che riguarda un giovane di 30 anni che andrà in pensione nel maggio 2048. I calcoli si basano sulla normativa attuale. In poche parole chi prima di prendere la pensione aveva un reddito di quasi 42mila euro si ritroverà con una pensione di circa 32mila e avrà un gap da colmare del 24%. Una delle possibilità per colmare questo gap è aderire ad un piano pensionistico integrativo o, detto altrimenti, alla previdenza complementare.

PREVIDENZA INTEGRATIVA, COME FARE - Aderire alla previdenza complementare significa accantonare regolarmente una parte dei propri risparmi durante la vita lavorativa per ottenere una pensione che si aggiunge a quella corrisposta dalla previdenza obbligatoria. Tramite l’apporto della pensione complementare il contribuente colma il gap con il reddito pre-pensione, soprattutto utilizzando due modalità: piccoli versamenti periodici o versamenti in un’unica soluzione.

LEGGI ANCHE: Pensione integrativa: come costruirne una in modo semplice

pensione_4Ritornando all’esempio fatto in precedenza, ipotizzando un versamento annuo di 5mila euro il gap previdenziale viene colmato. E ogni anno è inoltre possibile portare in deduzione dal proprio reddito imponibile i contributi versati a favore della Previdenza Complementare fino ad un massimo annuo di 5.164,57 euro. Per un soggetto con reddito medio, un versamento di 5mila euro l’anno euro comporta una deduzione fiscale di 2mila euro circa. Un altro vantaggio importante è quello di poter aprire piani previdenziali a persone fiscalmente a carico come i figli, mogli e beneficiare delle detrazioni fiscali anche per loro.

In linea generale un soggetto può aprire una posizione di previdenza integrativa anche senza effettuare versamenti – il costo della posizione va da 0 a 25 euro, una tantum - successivamente può decidere di effettuare versamenti periodici ricorrenti a partire da un minimo di 50 euro mensili oppure un unico versamento all’anno. Questa seconda opzione è molto usata da coloro che non sono dipendenti e che, in quanto autonomi o liberi professionisti, in base a quello che potrebbe essere il reddito lordo dell’anno decidono quanto versare in un’unica soluzione.

STRUMENTO: Quanto risparmiare per la pensione integrativa

GLI SVANTAGGI DELLA PREVIDENZA COMPLEMENTARE - Oltre ai vantaggi sopra indicati il prodotto previdenziale evidenzia alcuni limiti in quanto le somme versate non sono disponibili in qualsiasi momento ma bisogna sottostare a regole imposte per legge come possiamo vedere:
 
Si può prelevare in qualsiasi momento:

- un importo non superiore al 75%, per spese sanitarie conseguenti a situazioni gravissime attinenti a sé, al coniuge, ai figli, per terapie ed interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche.

Decorsi otto anni di iscrizione a forme pensionistiche complementari si può prelevare:

- un importo non superiore al 75%, per l’acquisto della prima casa di abitazione, per sé, per i figli, documentato con atto notarile. Interventi di cui alle lettere a), b), c) e d) primo comma art. 31 Legge 5.08.1978 n. 457 e cioè interventi di manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia relativamente alla prima casa di abitazione, documentati come previsto dalla normativa stabilita dall’art. 1, comma 3, Legge27.12.1997 n. 449;

- un importo non superiore al 30% per la soddisfazione di ulteriori esigenze.

E’ possibile il riscatto individuale parziale (il 50% della posizione individuale maturata):

- in caso di cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo non inferiore a 12 mesi e non superiore a 48 mesi ovvero in caso di ricorso da parte del datore di lavoro a procedure di mobilità, cassa integrazione guadagni, ordinaria o straordinaria.

E’ possibile il riscatto totale (con chiusura della posizione), ammesso ove le sotto indicate casistiche siano antecedenti al quinquennio precedente la maturazione dei requisiti di accesso alle prestazioni pensionistiche:

- in caso di cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo superiore a 48 mesi;

- in caso di invalidità permanente che comporti la riduzione della capacità lavorativa a meno di un terzo.

- qualora vengano meno i requisiti di partecipazione al Fondo stabiliti dalle fonti che dispongono l’adesione collettiva.

- in caso di decesso dell’aderente prima dell’esercizio del diritto alla prestazione pensionistica, la posizione individuale è riscattata dagli eredi ovvero dai diversi beneficiari designati dallo stesso, siano essi persone fisiche o giuridiche. In mancanza di tali soggetti la posizione rimane acquisita al Fondo.

Giuseppe Costanzo
www.costanzogiuseppe.it
Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
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