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I quattro pilastri della previdenza

Come garantirsi un buon tenore di vita nella terza età. Cosa sono e come funzionano i quattro pilastri

di Cesare Nistri 28 apr 2010 - ore 11:29
Articolo a cura di Nafop.org

Tra gli obiettivi più importanti di un’adeguata pianificazione finanziaria trova ampio spazio il raggiungimento e il mantenimento di un adeguato tenore di vita nella terza età. La tematica della “previdenza” trova applicazione pratica nella determinazione di un futuro reddito da pensione che sia in grado di sostenere tale tenore di vita al termine della vita lavorativa.

Quali sono gli strumenti destinati a soddisfare tale esigenza? Lo strumento cardine è costituito indubbiamente dalla “previdenza pubblica”, il cosiddetto “primo pilastro”, nella quale confluiscono i contributi previdenziali obbligatori (INPS, INPDAP, casse professionali, ecc.). Si tratta di fatto di una forma di “risparmio forzoso”, per effetto del quale gli appartenenti alle diverse categorie professionali sono tenuti ad accantonare quota parte dei propri redditi destinandola al citato obiettivo.

Alla “previdenza pubblica” possono essere affiancati altri strumenti, che a differenza del “primo pilastro”, ricalcano i classici meccanismi dell’investimento finanziario (con i relativi rischi):
  1. il “secondo pilastro”, realizzato attraverso i fondi pensione negoziali (di categoria) e i fondi pensione aperti ad adesione collettiva, ai quali è possibile accedere se si appartiene ad una determinata categoria di lavoratori (es. chimici, metalmeccanici, lavoratori del commercio, ecc.) o se si è dipendenti di una determinata azienda;
  2. il “terzo pilastro”, costituito da quegli strumenti previdenziali che ciascuno può decidere di sottoscrivere liberamente (es. fondi pensione aperti ad adesione individuale e PIP - piani individuali di previdenza);
  3. un eventuale “quarto pilastro” derivante dalla scelta di indirizzare ulteriori risparmi verso strumenti di investimento generici (obbligazioni, azioni, etf, fondi comuni, ecc.), che si vuole però destinare all’obiettivo specifico di crearsi un capitale futuro, da erodere gradualmente a partire dal momento del pensionamento.

Come utilizzare i quattro pilastri per costruire la propria pensione? Prima di fare qualsiasi scelta è bene controllare nel proprio estratto contributivo INPS (o INPDAP, ecc.) che siano stati versati e contabilizzati correttamente tutti i contributi previdenziali legati alla propria attività lavorativa. Sulla base dell’estratto contributivo sarà poi possibile valutare, eventualmente attraverso l’assistenza professionale di un consulente finanziario indipendente, quale sarà all’incirca la vostra pensione e quale percentuale del futuro stipendio potrà essere coperta dal “primo pilastro”. Non si intende con questo ottenere una stima precisa, bensì capire se ci si trova sulla strada giusta.

Fatta questa premessa, proviamo ad approfondire alcuni elementi particolarmente importanti.

Il “primo pilastro” può essere ulteriormente rafforzato attraverso la possibilità di “riscattare” determinati periodi come ad esempio gli anni di studio universitario (durata legale); si tratta di un‘operazione che si rivela spesso molto costosa e che pertanto in molti casi non viene implementata oppure viene implementata parzialmente (es. solo per un anno di studio) col solo obiettivo di anticipare la data di pensionamento; le riforme previdenziali degli ultimi anni hanno comunque agevolato il riscatto degli anni di laurea prevedendo la rateizzazione in 10 anni e senza interessi aggiuntivi dei contributi da versare.

Il TFR è una delle risorse che possono essere destinate alla costruzione della propria pensione. La scelta di mantenerlo in azienda o di destinarlo ad un fondo pensione è da inquadrare nella volontà di incrementarne il rendimento nel tempo. Nel caso in cui manchino pochi anni al pensionamento può essere opportuno mantenere il TFR in azienda (se non si è già scelto in passato di destinarlo a un fondo pensione). Diversamente, è ragionevole valutare la possibilità di indirizzarlo verso un fondo pensione di categoria, aggiungendo possibilmente un’ulteriore contribuzione minima; in quest’ultimo caso, anche il datore di lavoro è tenuto a versare un proprio contributo aggiuntivo determinando di fatto un rendimento superiore del fondo stesso (a parità di profilo di rischio e di altri elementi) rispetto ad altri strumenti quali quelli del cosiddetto “terzo pilastro”, in relazione ai quali non è previsto il medesimo obbligo per il datore di lavoro.

Uno dei principali vantaggi derivanti dalla sottoscrizione di strumenti di previdenza integrativa consiste nella possibilità di beneficiare di interessanti vantaggi fiscali; si tratta di un vantaggio che è bene sfruttare al massimo soprattutto in riferimento alla possibilità di detrarre dal reddito imponibile le quote versate annualmente. Tale opportunità è oggi disponibile anche ai genitori che desiderano aprire e finanziare una posizione di previdenza integrativa intestata ai loro figli.

Gli strumenti di previdenza complementare devono essere attentamente e singolarmente valutati privilegiando innanzitutto l’analisi dei costi, che, dato l’ampio orizzonte temporale di certi investimenti, possono incidere fortemente sull’importo della rendita che si otterrà al momento del pensionamento. Generalmente i fondi pensione di categoria evidenziano costi più bassi rispetto ai fondi pensione aperti e ancor di più rispetto ai cosiddetti “Piani Individuali di Previdenza”; ovviamente a quella sui costi va affiancata un’attenta analisi delle capacità di gestione del fondo per verificare che a fronte di maggiori costi il fondo abbia ben performato rispetto ai rischi intrapresi.

Talvolta gli strumenti di previdenza complementare, come avviene di frequente nel caso dei PIP, vengono corredati di alcuni prodotti aggiuntivi, quali coperture assicurative caso morte, sanitarie, infortunistiche, ecc.. In tal senso, è bene valutare attentamente i costi espliciti ed impliciti di tali proposte, generalmente più costose rispetto all’acquisto separato dei singoli prodotti.

Tutti i pilastri di tipo finanziario sono ovviamente legati al rendimento delle gestioni a cui vengono affidati i risparmi, così come avviene per tutti i tipi di investimento. In questo senso è bene ridurre il rischio man mano che ci si avvicina il momento del pensionamento e affidarsi a un consulente finanziario indipendente per comprendere insieme i momenti in cui può essere opportuno incrementare o ridurre i rischi dell’investimento.


Per approfondimenti:

La pensione pubblica

La previdenza complementare

Calcolo e destinazione del TFR

Come investire nella previdenza complementare

Tfr vs. fondi pensione


Dott. Cesare Nistri

STUDIO POLITI NISTRI
Analisi e consulenza finanziaria indipendente
www.politinistri.it



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