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Pronti contro termine: che cosa sono e come funzionano

Se parliamo di investimenti a breve scadenza i Pronti contro Termine (PCT) sono una valida alternativa di investimento rispetto ai BOT e ai conti deposito.

di Giacomo Saver 1 ago 2011 - ore 10:11
Ma che cosa sono esattamente, come funzionano e per chi sono adatti? “Patti di riacquisto”. Questa è, in inglese, la definizione dei pronti contro termine, una forma di raccolta bancaria indiretta che ha avuto giustamente parecchio successo grazie alla sua semplicità e convenienza. Dopo aver esaminato il funzionamento tecnico dello strumento, ci soffermeremo sui suoi vantaggi e sugli svantaggi.

Con un'operazione di pronti contro termine il cliente acquista dalla propria banca un determinato quantitativo di strumenti finanziari di natura obbligazionaria e si impegna a rivenderli allo stesso intermediario, ad una scadenza futura stabilita, ad un prezzo prefissato. Tale importo sarà pari al prezzo a pronti maggiorato degli interessi pattuiti maturati nel frattempo.

Caratteristica fondamentale dell'operazione è la presenza di un titolo sottostante, che passa di mano due volte. La prima dalla banca al cliente, la seconda dal cliente alla banca.

Attraverso l'operazione di pronti contro termine il risparmiatore effettua un deposito vincolato in denaro presso la propria banca che gli frutterà un interesse, ma senza la protezione del fondo interbancario di tutela dei depositi (FITD). La garanzia nei confronti del risparmiatore, infatti, è offerta dal titolo sottostante, che per tutta la durata dell'operazione resta nel conto titoli del cliente.

Proprio per questo motivo, poiché la banca raccoglie denaro senza configurarsi come debitrice nei confronti dell'investitore, i PCT rientrano tra le forme di raccolta indiretta da parte del sistema bancario.

Pronti contro termine e conti deposito vincolati

Mentre fino a una decina di anni fa i pronti contro termine erano lo strumento più utilizzato dai risparmiatori che volevano fare un investimento a breve scadenza ed ottenere al contempo un rendimento superiore a quello dei titoli di stato (BOT), oggi essi soffrono la concorrenza dei conti deposito vincolati.
Queste, in sintesi, le differenze:

Conti vincolati Pronti contro termine
Sono depositi garantiti dal Fondo interbancario di tutela. In caso di dissesto della banca il rimborso è garantito entro il massimale di 100.000 Sono una forma indiretta di raccolta. La garanzia è offerta dal titolo sottostante che resta di proprietà del risparmiatore per tutta la durata dell'operazione
Non richiedono il conto titoli Richiedono il conto titoli
Di norma è possibile smobilizzare prima della scadenza le somme vincolate Di norma NON è possibile svincolare le somme investite prima della scadenza

I punti critici del pronti contro termine

A fronte di un interesse allettante e spesso competitivo rispetto ai titoli di stato a breve termine (BOT) i pronti contro termine presentano alcune criticità che esamineremo in modo schematico, così da avere un vademecum completo di questo strumento:
-- 1) a differenza dei conti deposito i PCT richiedono l'apertura del conto titoli e quindi, del pagamento del relativo bollo. E' facile immaginare che pur di reperire mezzi finanziari alcune banche si addosseranno tale onere, ma è bene informarsi prima di compiere l'operazione per non avere sgradevoli sorprese dopo. Allo stesso modo è indispensabile valutare, per chi ha già il conto titoli aperto, se la sottoscrizione di un PCT fa “scattare” lo scaglione di imposta successivo, con un più pesante prelievo in termini di imposta di bollo
-- 2) se la banca dovesse “fallire” il risparmiatore potrebbe rivalersi solo sul titolo sottostante l'operazione. Dal momento che spesso gli strumenti finanziari oggetto di pronti contro termine sono obbligazioni emesse dallo stesso istituto, questa garanzia viene meno. Le banche, peraltro, offrono tassi più allettanti sui PCT che hanno come sottostante titoli della casa rispetto a quelli che si basano su titoli di stato. Sapere quale sia il bond sottostante l'operazione è della massima importanza
-- 3) il “vizietto” dell'applicazione delle spese fisse può ridurre sensibilmente il risultato finale netto dell'operazione come spiego in quest'altro articolo.

Come si calcola il rendimento di un pronti contro termine

Calcolare il rendimento netto di un pronti contro termine è molto semplice.
E' sufficiente utilizzare questa formula:
36500 * (valore netto incassato a scadenza – esborso iniziale)/esborso iniziale * giorni di durata dell'operazione.
Se, ad esempio, un pronti contro termine dura 6 mesi (181 giorni) e a fronte di un esborso di 20.000 euro (più 8 euro di spese fisse) ne rimborserà 20.262,50 euro (meno 8 euro di spese) il suo rendimento sarà:
(20.254,50-20.008)*36500/(20.008*181) = 2,48%.

Conclusione

I PCT sono strumenti adatti a chi cerca un impiego a breve termine (entro dodici mesi di scadenza), sono tassati al 12,50% e richiedono un conto titoli sul quale parcheggiare il titolo sottostante. Sono riservati, di solito, ad importi di una certa consistenza (di norma per importi superiori a 20.000 euro di controvalore), offrono interessi concorrenziali rispetto ai BOT ma soffrono la concorrenza dei conti deposito.
Come sempre, le discriminanti in base alle quali decidere se effettuare un’operazione di pronti contro termine o un deposito vincolato sono due:
-- 1) la scadenza
-- 2) il rendimento

Gli aspetti da tenere ben presenti sono, invece:
-- 1) i maggiori costi derivanti dal conto titoli
-- 2) le spese accessorie
-- 3) la possibilità di smobilizzare in anticipo la somma investita in caso di necessità
-- 4) il titolo sottostante l'operazione


Giacomo Saver
www.segretibancari.com
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