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Cosa sono le obbligazioni convertibili

Obbligazioni che possono trasformarsi in azioni se e quando interessa, per approfittare dei rialzi dei corsi azionari. In cambio di un interesse minore rispetto ad un’obbligazione standard

di Giacomo Saver 29 ott 2012 - ore 15:47
Cosa sono - Le obbligazioni convertibili sono bond che danno la facoltà al possessore di tenerle fino alla loro scadenza, come qualunque altro titolo di debito, oppure trasformarle in azioni in determinati periodi e in base ad un rapporto di conversione noto a priori. In cambio di un interesse minore rispetto ad un'obbligazione standard dello stesso emittente, i bond convertibili permettono di beneficiare dei rialzi delle azioni in borsa con un rischio limitato in caso di ribasso delle stesse.

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Due tipi di obbligazioni convertibili - Esistono due tipi di bond convertibile: quelli a conversione diretta e quelli a conversione indiretta. I primi permettono all'obbligazionista di diventare azionista della stessa società che ha emesso il titolo. Nel secondo caso, più raro nella pratica, le azioni cui l'investitore avrà diritto sono emesse da una società terza.

Caratteristiche dei “convertible bonds” - Le obbligazioni convertibili, a fronte della loro possibilità di “trasformarsi” in azioni in periodi di tempo prefissati e sulla base di un rapporto di conversione noto a priori, pagano interessi inferiori a quelli corrisposti dal medesimo emittente per titoli standard con la stessa scadenza. Ed è proprio il minor rendimento di questi strumenti il costo implicito dell'opzione.

A chi sono adatte - Investire in obbligazioni convertibili va bene per quei risparmiatori che sono interessati a diventare azionisti della società le cui azioni saranno date in cambio delle obbligazioni stesse, ma che non vogliono correre rischi eccessivi. Mentre l'acquisto delle azioni permette di diventare subito azionista della società emittente, passando attraverso l'investimento in bond convertibili questa scelta sarà rimandata ad un momento futuro.

La conseguenza è che la conversione sarà esercitata solo se conveniente per l'investitore, poiché qualora il prezzo di conversione (sulla cui base saranno assegnate azioni in cambio di obbligazioni) fosse superiore al prezzo di mercato, semplicemente il risparmiatore terrà i bond fino alla loro naturale scadenza. Ricordo, infatti, che la trasformazione delle obbligazioni in azioni è facoltativa. Se esercitata essa implica il concambio di azioni contro obbligazioni. Se non esercitata, i titoli obbligazionari si comporteranno come bond normali e continueranno a pagare interessi fino alla loro naturale scadenza.

Utilizzo speculativo delle obbligazioni convertibili - Anche il risparmiatore che voglia beneficiare in modo speculativo di un rialzo delle azioni senza correre rischi potrà investire in obbligazioni convertibili. Esse, infatti, in caso di rialzo del prezzo delle azioni sottostanti, cresceranno di valore grazie al fatto che la loro conversione e la contestuale vendita sul mercato delle azioni è profittevole. In caso di ribasso delle quotazioni azionarie, invece, i convertible bond seguiranno il normale percorso di un qualunque titolo obbligazionario standard.

In sintesi:
1) se le azioni “sottostanti” crescono di valore, allora le obbligazioni guadagnano come le azioni cui danno diritto;
2) se le azioni “sottostanti” perdono valore, le obbligazioni si comportano come bond standard.

Interessanti nei momenti di incertezza - Ed è proprio questa “asimmetria” nel loro comportamento che rende le obbligazioni convertibili uno strumento interessante nei momenti caratterizzati da grande incertezza sui mercati. Se le borse saliranno l'investitore guadagnerà, se le borse scenderanno il capitale sarà comunque garantito.

Meglio i fondi di un acquisto diretto - Data la scarsità di offerta e a causa della complicazione dello strumento, è bene evitare di comprare direttamente obbligazioni convertibili sul mercato. In questo caso è meglio utilizzare un fondo di investimento specializzato in questi titoli.

Un tipo di convertibili da evitare - Anni fa, nei primi anni 2000, andavano di moda le “reverse convertible”. Si tratta di obbligazioni che pagavano interessi elevati, in cambio di un rischio notevole. Qualora, infatti, il prezzo delle azioni di riferimento fosse sceso sotto un livello prefissato, esse si sarebbero automaticamente trasformate in azioni a prezzi predeterminati. In questo caso il rischio è notevole:

1) l'investitore non ha nessuna facoltà in merito alla conversione o meno delle obbligazioni in azioni ma subisce l'operazione stessa;
2) un ribasso delle azioni sottostanti comporterà notevoli perdite, poiché il risparmiatore si troverà in portafoglio titoli pagati (sulla base del rapporto di conversione) un prezzo più elevato rispetto al loro valore corrente.

Possiamo quindi affermare, in sintesi, che mentre investire in obbligazioni convertibili standard è una buona opportunità di diversificazione – soprattutto in presenza di mercati dall'andamento incerto -l'acquisto di reverse convertible è da evitare. A fronte di cedole allettanti il rischio corso è notevole e si concretizza nella possibilità di ritrovarsi in portafoglio azioni svalutate invece del capital garantito del bond originariamente comprato.

Giacomo Saver
http://www.segretibancari.com
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