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Gli errori dei risparmiatori

Breve introduzione a un tema fondamentale per la gestione dei propri soldi

di Marco Delugan 26 nov 2009 - ore 10:29
Questo articolo serve ad aggiungere un nuovo ingrediente alla vostra ricetta di programmazione finanziaria. Tratta un tema importante, difficile: gli errori che dipendono da noi, dal nostro modo di affrontare i problemi. Errori che possono derivare dalla sfera emotiva, ma anche errori dovuti a meccanismi “naturali” di elaborazione delle informazioni che non sempre funzionano a dovere. 

E’ anche un articolo di passaggio, un ponte per una raccolta di articoli sul tema della psicologia applicata alla finanza che Soldionline.it ha prodotto negli ultimi anni e da qualche mese ha ricominciato a proporre ai lettori. E lì, se ne avrete voglia, potrete cominciare ad approfondire sul serio le cose.

Andiamo per gradi. 

Non solo razionalità, ovviamente - Che il comportamento economico e finanziario degli esseri umani non sia regolato solo dalla ragione è un dato di esperienza: troppi errori, piccoli e grandi, anche molto grandi. E troppe fregature per pensare che i mercati possano portate a una distribuzione delle risorse finanziarie che sia la migliore possibile per tutti i “giocatori”. Ma da qualche anno la razionalità degli operatori economici è diventato uno dei temi portanti dell'elaborazione teorica tanto che nel 2002 Daniel Kahneman è stato insignito del premio Nobel per aver applicato la psicologia cognitiva allo studio dei comportamenti economici. 

Però, attenzione: il termine razionalità ha un significato diverso nel linguaggio comune rispetto a quello che ha negli studi economici. Ecco un esempio, tratto da un articolo dello stesso Kahneman. ”Nelle discussioni non tecniche, i criteri di impiego dei termini “razionale” e “irrazionale” sono di natura sostanziale: ci si domanda se le credenze divergano in modo consistente dalle evidenze a disposizione e se le decisioni favoriscano o meno gli interessi di chi le prende. Al contrario, le discussioni tecniche sulla razionalità tendono ad adottare un’impostazione logica, per la quale convinzioni e preferenze individuali vengono considerate razionali allorché rispondono a un corpo di regole formali, quali la complementarietà delle probabilità, il principio della cosa sicura, o l’indipendenza delle alternative non pertinenti.” 

Ma niente paura, questo articolo non tratta di logica, e nemmeno di epistemologia. Ci basta molto meno: sconfinare velocemente in un territorio alto, accademico, e portar via qualche idea, qualche strumento che possa esserci utile al compito.

Per cominciare, ecco l’ipotesi da cui partire: nel comportamento economico - di chiunque, anche degli esperti – possono entrare elementi non razionali, emotivi, psicologici, che condizionano il processo di scelta nella gestione dei propri averi. E questi elementi è meglio conoscerli, per non diventarne vittime. 

Primo: non perdere il controllo - Il fulcro di tutto questo discorso è non perdere il controllo delle proprie scelte, della propria strategia, non farsi assorbire dalle dinamiche frenetiche e imprevedibili dei marcati. A quel punto perdere soldi diventerebbe quasi inevitabile.

Vediamo alcuni esempi di comportamenti non razionali nella gestione dei risparmi. Per un esame più approfondito della questione, come già ricordato sopra, vi consigliamo di visitare la sezione “Psicologia e finanza” di questo sito. 

Errore 1: movimentare troppo il capitale - “Continuare a vendere e comprare è un pericolo per la tua ricchezza”. Così scrivevano Berber e Odean sul Journal of Finance nel 2000. I due studiosi americani hanno esaminato il comportamento di 78.000 risparmiatori nel periodo compreso tra il 1991 e il 1997. Una delle conclusioni a cui sono arrivati, racchiusa nella citazione scritta sopra, è che movimentare troppo il patrimonio porta a risultati negativi. Stando ai dati riportati dagli autori, la strategia risulta sbagliata. Perché proseguire, allora? “Non è un errore tecnico […] è un errore di scopo, un vizio originale, un abbaglio su ciò che deve essere l’obiettivo del risparmio. L’obiettivo non è: diventare ricchi presto. Ma è: proteggere e promuovere il proprio patrimonio.” (Cesare Valentini, Il risparmio protetto, 2005) Un errore di scopo che potrebbe essere dovuto all’idea di poter battere il mercato, di comp erare sui minimi e vendere sui massimi, di essere i più furbi degli altri. Un po’ di presunzione, eccessiva stima di sé che, alla fine, guasta.

Errore 2: la paura del rimpianto - A volte i risparmiatori tengono troppo a lungo titoli che vanno male, che perdono valore. Un comportamento conservativo che deriva da quella che i ricercatori chiamano la “paura del rimpianto”, la paura di doversi pentire delle scelte fatte. Così si fatica a cambiare, anche quando l’evidenza delle cose mostra che si dovrebbe. Su questa tendenza psicologica potrebbe basarsi la famosa “dollar cost averaging”, una strategia che consiglia di continuare a comperare un titolo che sta scendendo solo per ridurre il prezzo medio di carico, senza una visione sull’andamento futuro dello stesso. Che sia un trucco per ridurre il rammarico di una scelta sbagliata? Sul risultato della “dollar cost averaging”, pochi dubbi: con ogni probabilità avremo acquistato qualche cosa che doveva invece essere venduto.

Errore 3: non ammettere gli errori - Sottilmente diverso, ma con risultati comunque negativi, un altro comportamento emotivo, basato sull’ostinazione che porta a non voler ammettere l’errore, a restare “investiti” in un titolo perché non passiamo avere sbagliato a sceglierlo, e sicuramente recupererà, tornerà a salire. Un antidoto, in questo caso, c’è: lo “stop loss”, un livello di perdita predefinito al quale vendere il titolo. Certo, poi bisogna rispettarlo!

Errore 4: imitare i vincitori - Altri rischi possono venire dalla tendenza a imitare i comportamenti “vincenti”. Primo: si perde il controllo consapevole della propria strategia che, se ben costruita, sarà probabilmente l’unica realmente sostenibile da tutti i punti di vista: emotivo, cognitivo, economico. E poi, per stare su cose più concrete, si rischia di arrivare tardi, di comperare sui massimi e di vendere dopo, troppo dopo. Consiglio: meglio fare con la propria testa.

Gli errori di "calcolo" - Ma oltre a queste difficoltà di origine psicologica, altre ne vengono delle caratteristiche più strettamente cognitive degli esseri umani, da tendenze “naturali” del pensiero, errori sistematici nella elaborazione delle informazioni. 

Questioni complesse, da psicologi, da ricercatori. Anche meno intuitive di quella appena descritte. In estrema sintesi, chi investe lo fa in base ad aspettative, a stime di grandezze future. E il futuro è immerso nell’incertezza, i dati a disposizione sono troppi, difficile capire quali siano quelli davvero utili, e per farsi un’idea bisogna scegliere e, soprattutto, semplificare il quadro informativo. Queste semplificazioni le si fa in base a principi detti “euristici”, di grande utilità, ma che a volte immettono nel procedimento di stima degli errori sistematici. E questi errori ci portano fuori strada: sistematicamente, appunto. Conoscerli può aiutare a evitarli o comunque a ridurne l’impatto. 

Anche su questa parte, per cominciare ad approfondire visitate la sezione di “Psicologia e finanza”.

Erano solo alcuni esempi e osservazioni per concludere: consci te stesso, l’antico principio socratico rimane fondamentale anche nella pianificazione finanziaria. E questo non vale solo nella fase di definizione degli obiettivi, dove è forse più facile rimanere freddi e razionali, ma soprattutto per quando si sarà in mare aperto a combattere con le tentazioni e le paure che inevitabilmente in mercati portano con sé.

Marco Delugan
marcodelugan@soldionline.it
Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
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