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Come investire in obbligazioni

Rappresentano un presito, e sono emesse da chi lo richiede. Un presito che verrà rimborsato con gli interessi. In questo articolo, come pe perché investire in obbligazioni

di Gabriele Roghi 21 mag 2015 - ore 18:03

Avete dei soldi da parte e pensate che non vi serviranno per un bel po' di tempo. State pensando di investirli, ma non volete rischiare troppo. Avete cominciato a informarvi e avete capito che il mondo della finanza non è affatto semplice, che ci sono diversi strumenti, come le azioni e le obbligazioni, ma anche cose molto più complicate. Fatti due conti con la vostra propensione al rischio avete deciso di capire come investire in obbligazioni.

Investire in obbligazioni non è semplicissimo, ma non è neanche la cosa più difficile del mondo. Per cominciare a darvi un'idea sull'investimento obbligazionario abbiamo preparato questa breve guida.

Per investire in modo sicuro ci sono anche i conti deposito e i buoni fruttiferi postali, che però rendono mediamente meno di un buon investimento obbligazionario.


CHE COSA SONO LE OBBLIGAZIONI

Le obbligazioni sono titoli di credito. Chi le emette, in sostanza, chiede un prestito, che si impegna a restituire con gli interessi. A chiedere il prestito può essere lo Stato (in questo caso si parla di titoli di Stato), un altro ente pubblico o una società privata.

LEGGI ANCHE: Obbligazioni per principianti

 

CHE COSA SONO I TITOLI DI STATO

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze emette regolarmente sul mercato italiano cinque tipologie di titoli di Stato - e cioè obbligazioni - su cui i cittadini possono investire:

TITOLO DURATA REMUNERAZIONE
BOT 3, 6 e 12 mesi Scarto d’emissione(*)
CTZ 24 mesi Scarto d’emissione
BTP 3, 5, 10, 15 e 30 anni Cedole fisse semestrali e scarto d’emissione
BTP€i 5, 10, 15 e 30 anni Cedole reali semestrali, scarto d’emissione e rivalutazione del capitale
BTP Italia 4 anni Cedole reali semestrali, scarto d’emissione e rivalutazione del capitale (+ eventuale “Premio fedeltà”)
CCT 7 anni Cedole variabili semestrali e scarto d’emissione
CCTeu 5 e 7 anni Cedole variabili posticipate, semestrali, indicizzate al tasso Euribor 6 mesi più margine (detto spread) ed eventuale scarto d’emissione


(*) Lo scarto d’emissione è la differenza tra 100 e il prezzo effettivo di emissione del titolo.

Vediamo più da vicino le caratteristiche di ciascuno:

I Buoni Ordinari del Tesoro (BOT) sono titoli a breve termine – ovvero con durata non superiore
a un anno – e privi di cedole; il rendimento infatti è dato tutto dallo scarto d’emissione.

I Certificati del Tesoro Zero Coupon
(CTZ) sono titoli a 24 mesi privi di cedole.

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I Buoni del Tesoro Poliennali (BTP) sono titoli caratterizzati da cedole fisse semestrali e offrono la possibilità di scegliere tra le seguenti durate: 3, 5, 10, 15 e 30 anni.

I Buoni del Tesoro Poliennali indicizzati all’Inflazione Europea (BTP€i) sono titoli con durata a 5 e 10 anni che garantiscono una protezione contro l’aumento del livello dei prezzi in Europa. Infatti, sia il capitale rimborsato a scadenza sia le cedole semestrali di questi titoli sono rivalutati in base all’andamento dell’inflazione europea, misurato dall’Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo nell’area dell’euro (IAPC) con esclusione del tabacco.

Il BTP Italia è il primo titolo di Stato indicizzato all'inflazione italiana, con cedole semestrali e durata quadriennale, pensato soprattutto per le esigenze dei risparmiatori e degli investitori privati. Il nuovo titolo fornisce all'investitore una protezione contro l'aumento del livello dei prezzi italiani, con cedole pagate semestralmente che offrono un tasso reale annuo minimo garantito collegato all'indice ISTAT dei prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati (FOI). Per chi acquista all'emissione e detiene il titolo fino a scadenza è previsto anche un "Premio fedeltà".

I Certificati di Credito del Tesoro (CCT) hanno una durata di 7 anni e cedole variabili semestrali, legate al rendimento dei BOT a 6 mesi più una maggiorazione.

I Certificati di Credito del Tesoro indicizzati all’Euribor sono titoli a tasso variabile che, in virtù del loro parametro di indicizzazione, offrono un’ulteriore opportunità di protezione per gli investitori istituzionali e retail (sostanzialmente, i risparmiatori privati).

 

PERCHE' INVESTIRE IN TITOLI DI STATO

Perché investire in obbligazioni trasforma di fatto il risparmiatore in un prestatore di denaro ed è giusto affidare i propri soldi ad un debitore che possa essere in grado di ottemperare ai propri obblighi. Per un investitore domestico (italiano, nel nostro caso) lo Stato rappresenta il naturale sbocco per investire in obbligazioni dato che presenta le seguenti caratteristiche:

  • un patrimonio considerevole (ad es. immobili, terreni, demanio, infrastrutture, monumenti, opere d'arte, musei, risorse naturali...) che, nel nostro caso, sebbene controbilanciato da un debito che può anche essere molto elevato, è sempre molto superiore al debito contratto;
  • la capacità impositiva su cittadini ed imprese;
  • ha la prerogativa della sovranità (di cambiare le leggi, di procedere a nazionalizzazioni e azioni simili) che rappresenta un plus rispetto al comparto privato (investimento in obbligazioni societarie) che non può fare altrettanto e deve dunque essere presa in considerazione.


QUANTA PARTE DEL PORTAFOGLIO INVESTIRE IN OBBLIGAZIONI (per un profilo di rischio basso)
La componente obbligazionaria è la quota principale di un portafoglio con profilo di rischio basso (80% bond-20% azioni). L'80% del portafoglio obbligazionario può essere poi ripartito in:

  • 40%, in titoli di Stato domestici;
  • 20% in altri titoli di Stato anche in valuta;
  • ed il restante 20% in obbligazioni corporate (o societarie).

 

COME INVESTIRE IN OBBLIGAZIONI

Le possibilità sono attraverso l’home banking, rivolgendosi allo sportello bancario oppure utilizzando OICR ed Etf che consentono di diversificare per emittente, per segmenti della curva, tipologia delle obbligazioni e valute di denominazione.

Quali sono i rischi dell’investimento? (per tutti i tipi di obbligazioni)

  • Rischio di insolvenza o rischio emittente: indica la possibilità che l’emittente del prestito non sia in grado di far fronte al pagamento di interessi e capitale.
  • Rischio di interesse o rischio di tasso: si intende il rischio che il prezzo del titolo subisca una riduzione a fronte di un aumento dei tassi di interesse.
  • Rischio di inflazione: è il rischio che il frutto complessivo derivante dall’investimento in obbligazioni non sia sufficiente a coprire l’erosione di valore che il capitale investito subisce durante il periodo dell’investimento a causa dell’aumento del tasso di inflazione.
  • Rischio di reinvestimento: è il rischio che i flussi derivanti dal titolo vengano reinvestiti ad un tasso più basso rispetto al rendimento effettivo determinato al momento (ed al prezzo) di acquisto del titolo. Solo uno zero coupon è esente da questo rischio.
  • Rischio di liquidità: riguarda la possibilità di rendere facilmente liquido il capitale investito in obbligazioni senza subire penalizzazioni a causa della scarsa presenza di investitori sul titolo che causano ampi spread denaro-lettera (a quanto vendo, a quanto vogliono acquistare) o, peggio, la mancanza assoluta di compratori.
  • Rischio di cambio: rappresenta il rischio che la valuta in cui è denominato il titolo subisca un deprezzamento decurtando (nella migliore delle ipotesi parzialmente) le somme ricevute con le cedole e con il rimborso del capitale (il rendimento).
  • Rischio di rimborso anticipato: se il titolo ha una opzione “Call” a favore dell’emittente c’è il rischio che il prestito venga rimborsato in un momento di tassi bassi (con quotazioni alte) perdendo la differenza tra questo valore e quello di rimborso che è di solito alla pari.


Gabriele RoghiResponsabile Consulenza Investimenti di Invest Banca

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