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Ci vuole un’altra vita

Intervista con l’economista Mauro Gallegati, autore del testo “Oltre la siepe”. Per un’economia che punti alla qualità della vita, al rispetto dell’ambiente e degli individui.

di Massimo De Muro 15 apr 2014 - ore 14:53
Mauro Gallegati insegna Macroeconomia avanzata presso l’Università Politecnica delle Marche, ad Ancona. Ha scritto un libro sul futuro, e su come cambiare il presente per poterne avere uno, di futuro. E cioè un sistema non più concentrato nella ricerca del produrre sempre di più in un mondo fatto di risorse limitate, ma un sistema che mira ad una crescita qualitativa nel rispetto dell'ambiente, degli individui.

In che senso la crisi che stiamo vivendo è strutturale?

I dettami economici hanno invaso le nostre esistenze. Hanno trasformato le nostre vite in vite da schiavi, inserendoci in meccanismi che noi non possiamo controllare. Lavoriamo, corriamo tutti i giorni come dei criceti nella ruota per produrre per poi poter consumare. Sino a quando questo sarà possibile? Nella sua vita lei quante giacche, macchine, frigoriferi potrà mai possedere? E nonostante questo lei dovrà continuare a produrre, per poter continuare a sua volta a consumare. È questa la vita che vuole lei? Io no.

oltre-la-siepe-mauro-gallegatiLei sostiene che si debba sostituire l’obiettivo di crescita del Pil con quello di crescita del benessere. Ma il Pil è misurabile, come misurare il benessere?

Ma è così importante misurare sempre tutto. Vede questo è l’inizio del problema. Provi ad immaginare, per usare la citazione di prima, che sia necessario produrre cento frigoriferi per soddisfare le esigenze dei consumatori. Per produrre questi prodotti servono mille ore di lavoro da dividere tra i cento lavoratori del settore. Questi si divideranno quelle ore di lavoro e il resto del tempo lo occuperanno per l’ambiente, per il volontariato inteso come professione e non come opera pia, o per attività utili al benessere proprio e altrui. Che senso avrebbe correre per produrre trecento frigoriferi?

Il tratto che ci separa dal “nuovo mondo” potrebbe essere doloroso. Immagino la crescita della disoccupazione, come lo si potrà gestire?

Ogni cambiamento epocale ha prodotto delle difficoltà e delle disuguaglianze, ma mi creda questa è solo una questione logistica e di organizzazione, un punto intermedio della scelta che tra non molto sarà necessaria.

Cosa intende per a-crescita?

È un percorso, fatto di innovazione dove lo studio e la cultura diventano i cuori pulsanti di un futuristico sistema economico. Un sistema non più concentrato nella miope ricerca del produrre sempre di più in un mondo fatto di risorse limitate, ma un sistema che mira ad una crescita qualitativa nel rispetto dell'ambiente, degli individui.

Professor Gallegati, temo che sia più complicato di così. I consumi sono mossi in gran parte dal desiderio di possedere, meno dalla necessità, e come lei ben sa i desideri sono abilmente alimentati dagli specialisti del settore pubblicitario.

Mi creda, anche il desiderio è una questione di educazione al consumo. Lei è nato e le hanno spiegato che doveva cominciare a correre. Bene, iniziamo a non insegnare questo a chi nasce, per gli altri dopo un primo momento di disorientamento seguirà un periodo breve di precarietà solito nel cambio di abitudini. Ma sarà necessario e inevitabile.

Il denaro è di per sé un termometro che misura le capacità e la bravura delle persone, come lo sostituisce?

Con il consenso che si ottiene facendo le cose giuste per se e per gli altri. La creatività e l’innovazione saranno le ricchezze del futuro.

Massimo De Muro
www.iltrovalibri.it
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