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Default Argentina, cosa può accadere ai risparmiatori italiani?

Ancora qualche giorno per essere certi. Ma se lo fosse davvero, cosa potrebbe voler dire questo secondo default per i risparmiarori che hanno ancora in portafiglio obbligazioni argentine?

di Redazione ABCRisparmio 1 ago 2014 - ore 11:29
Tanto per cominciare: l’Argentina è in default oppure no? Sì, secondo il giudice americano Thomas Griesa e secondo gli hedge fund che hanno fatto causa all’Argentina per il mancato rimborso di obbligazioni per un totale di 1,5 miliardi di dollari; no per il governo argentino che sostiene che "L'Argentina continuerà a pagare i suoi debiti. Pagheremo coloro che detengono i bond su cui è stata dichiarata l'insolvenza ma a condizioni ragionevoli non a condizioni che equivalgono all'estorsione, fissate sotto pressione, sotto una minaccia".

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DEFAULT ARGENTINA: OCCHI SULL’ISDA
In realtà, come si legge sulla versione online de La Stampa:
La parola definitiva default tocca, in questi casi, all’Isda, l’ente sovranazionale che ha sede negli Usa e che sovraintende le procedure dei debiti degli Stati. L’ente ha emanato un comunicato in cui dice che si prende qualche giorno per dichiarare il default ma tra le righe dice anche che qualche spazio per ulteriori accordi potrebbe trovarsi.
In attesa di qualche cosa di definitivo, cerchiamo di capire che cosa potrà accadere ai risparmiatori italiani che hanno ancora in mano titoli del paese sudamericano.

DEFAULT ARGENTINA: COSA SUCCEDE AI VECCHI TANGO BOND
Per chi ha ancora in portafoglio i vecchi “tango bond”, quelli emessi e collocati presso i risparmiatori italiani negli anni ’90 poi colpiti dal default del 2001 ma non scambiati con le nuove obbligazioni emesse nelle ristrutturazioni del debito del 2005 e del 2010 non cambia molto. I 50mila risparmiatori italiani che non hanno aderito al concambio e che hanno deciso di farsi rappresentare dalla Task Force Argentina dell'Abi, devono comunque attendere la conclusione dell’arbitrato da questa promosso presso l’Icsid (International Centre for the Settlement of Investment Disputes), che potrebbe obbligare l’Argentina a pagare i propri debiti. Tale arbitrato potrebbe concludersi entro la fine del 2015.

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DEFAULT ARGENTINA: COSA SUCCEDE A CHI HA ADERITO ALLE RISTRUTTURAZIONI
Più complicata, e pericolosa, la situazione di chi ha aderito alle ristrutturazioni del 2005 e del 2010, che già allora avevano comportato una riduzione del valore nominale che, secondo le diverse tipologie di titoli coinvolti, poteva variare dal 65 al 75%. Come si apprende da Il Sole 24 Ore di oggi, infatti:
Le cedole di questi titoli argentini sono a questo punto a rischio; e per questa tipologia di bondholder la situazione si complica ulteriormente e si apre una nuova fase di incertezza e attesa. È opportuno distinguere i diversi titoli obbligazionari in gioco, caso per caso: oltre a quelli della Repubblica Argentina ci sono ad esempio i bond emessi da province come quella di Buenos Aires, che non necessariamente cadranno automaticamente in default.
Sembra quindi difficile che i possessori di questi titoli possano uscire bene da queste nuove difficoltà del paese sudamericano. E bisogna aggiungere che sarà arduo percorrere le vie legali, in quanto le nuove obbligazioni emesse nel 2005 e nel 2010 contengono clausole che le rendono particolarmente difficili.

DEFAULT ARGENTINA, E ORA?
Ma, come abbiamo ricordato all’inizio, la situazione appare ancora fluida, con margini di possibili accordi che scongiurino per l’Argentina il secondo default in 13 anni. Le osservazioni fatte in questo articolo vanno quindi considerate solo come possibilità da verificare nelle prossime settimane, soprattutto per quanto riguarda chi ha aderito ai concambi del 2005 e del 2010. Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
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