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Crisi Grecia: la cura che farà bene solo alle banche

Alla fine la Grecia uscirà lo stesso dall’euro, ma con molta più sofferenza di quanto sarebbe stato se fosse uscita due anni fa.

di Marco Delugan 15 feb 2012 - ore 09:19
Lacrime e sangue per rimanere nell’euro. Una crisi che viene da lontano. Cure pesanti e prognosi incerta. Ne abbiamo parlato con Alfonso Scarano, analista finanziario indipendente e collaboratore di AbcRisparmio. Unica certezza: dai sacrifici greci trarranno vantaggio soprattutto le banche.

Crisi Grecia, può farci un riassunto delle questioni principali?

La crisi greca è giunta all’evidenza dei media con la pubblicazione del famoso report della agenzia di rating Moody’s del marzo 2010 che declassava la Grecia da A2 ad A3, solo quattro livelli sopra il livello “Junk” (spazzatura). E assieme al declassamento da parte di Moody’s cominciarono ad arrivare le dichiarazioni preoccupate di molti commentatori economici e di maggiorenti di organismi finanziari internazionali.

Ma i problemi dell’economia greca erano evidenti già prima: l’alto indebitamento, una struttura economica non particolarmente dinamica con una presenza statale ingombrante, alti livelli di evasione fiscale, e un debito pubblico rilevante che veniva quotato dal mercato a tassi elevati. E dal giorno del declassamento di Moody’ le coso sono peggiorate, seppur con alti e bassi.

Il problema Grecia nasce dal suo ingresso nell’euro, avvenuto grazie a maneggi dei numeri e a veri e propri bilanci falsi. La Grecia è così entrata nell’euro come un topolino di sentina, come un abusivo. E c’è perfino qualche dubbio di dolo in questo, perché pare che organizzazioni finanziarie come Goldman Sachs abbiano collaborato alla falsificazione dei numeri.

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Che fare, adesso?

La strada più logica e naturale, adesso, sarebbe che la Grecia uscisse dall’euro. Vogliono invece tenercela dentro a tutti i costi perché il debito greco è in mano a banche tedesche e francesi. Se la Grecia uscisse dall’euro adesso non ripagherebbe una fetta rilevante del debito e queste banche e i loro governi non hanno alcun interesse che questo debito non venga onorato. Ma dal punto di vista dell’economia greca e dei greci uscire dall’euro potrebbe essere un modo concreto per uscire anche dalla crisi. Non sarebbe facile, certo, ma una svalutazione importante della dracma permetterebbe, ad esempio, di rendere più appetibili le esportazioni e di rilanciare il turismo. 

Il modello che si sta applicando in Grecia è già stato applicato in Argentina e in altri paesi dal FMI. Non c’è nulla di nuovo, tranne che è la prima volta che accade in Europa. La terapia è sempre la stessa: tutte le privatizzazioni immaginabili e tutte le riduzioni dello stato sociale possibili. In Argentina, però, la cura FMI non ha funzionato. In Argentina ha invece funzionato l’uscita da quella cura.

Una cura che non sempre ha aiutato l’economia, quindi

Certo. Ma la questione vera è che questi modelli non sono socialmente sostenibili. Alla fine la Grecia uscirà lo stesso dall’euro, ma con molta più sofferenza di quanto sarebbe stato se fosse uscita già due anni fa, come sostenevo io. La cura non funzionerà per l’economia greca, ma funzionerà benissimo per le banche che hanno acquistato titoli greci, che un po’ alla volta recupereranno il loro crediti. Rispetto a un danno che sarebbe stato di X due anni fa, alcune banche adesso hanno un danno di X – Y e l’Y è significativo. E non solo per le banche, ma anche per le loro appendici e per chiunque abbia acquistato titoli greci.

Secondo me ci deve essere una maggiore consapevolezza che questi fatti hanno una rilevanza politica importante. La Grecia è un paese sovrano che sta subendo dei diktat e deve rinunciare ad un pezzo di sovranità. Non penso che ci sia il grande manovratore, ma piuttosto un sistema di interessi che non fa bene ne alla società, ne all’economia ne alla fine a se stesso. E questo sistema di interessi è fatto da banche e assicurazioni.

Marco Delugan Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
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