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Banche del tempo: comprare e vendere senza denaro

Si chiamano banche ma non trattano la solita merce, i soldi. Si occupano invece di una merce molto ma molto più preziosa, la risorsa scarsa per eccellenza della società moderna: il tempo. Da cui il nome banche del tempo.

di Andrea Di Turi 6 set 2011 - ore 09:24
Le banche del tempo (Bdt) sono organizzazioni presenti da anni in Italia. Con la crisi, tuttavia, stanno conoscendo una nuova primavera. Per molti motivi. In primo luogo perché aiutano a “comprare e vendere”, ma è più corretto dire barattare, un buon numero di cose di cui si può aver bisogno, specie per le piccole necessità quotidiane, senza dover sborsare del denaro, quindi permettendo un risparmio. E poi perché partecipando a questa forma di baratto, che obbliga a mettere in gioco le proprie competenze, quello che si sa fare e che si può mettere a disposizione degli altri, spesso si hanno piacevoli sorprese dal punto di vista delle relazioni interpersonali, delle reti sociali che si riescono a costruire ed attivare: una ricchezza, questa, che non è possibile misurare col metro della moneta ma che è in grado di migliorare la vita molto più di quanto possa fare un bel conto in banca.

Associazioni di persone che scambiano tempo

Le banche del tempo altro non sono che gruppi di persone che liberamente, di solito organizzandosi in forma di associazione (ad esempio associazione culturale, o associazione di promozione sociale), decidono di scambiarsi piccoli lavoretti, servizi, commissioni, in altre parole tempo per aiutarsi a fare ciò che da soli è più difficile fare o che, in alternativa, si dovrebbe comprare col denaro. E decidono di tenere conto di questo tempo che va e che viene, che viene prestato da una parte (un po’ come fosse denaro) e utilizzato dall’altra, come fa appunto una banca: con conti personali dove annotare le ore prestate e quelle prese a prestito e con libretti per “staccare” gli assegni (sempre in ore), che servono da un lato a pagare il tempo che si riceve, dall’altro ad incrementare il deposito di ore a cui si può attingere quando si ha bisogno di chiederle.

Per chi ama le definizioni, le Bdt rientrano nei sistemi di scambio locali, non monetari, in quell’economia di relazione, informale, che si propone come altra economia possibile rispetto a quella fondata sullo scambio monetario.

La regola d’oro. Anzi, “dell’ora”

Le regola che sta alla base di tutto il sistema è una e una sola ed è molto semplice: un’ora vale un’ora, sempre e comunque.

Cosa significa? Che si prescinde dalla situazione in sui si presta il tempo e a chi lo si presta, come pure da quello che si fa, cioè dal tipo di lavoretto o servizio che si effettua durante quel tempo. Un’ora di lavoro, cioè, vale un’ora di lavoro: che sia un piccolo lavoro di riparazione in casa, un accompagnamento a una visita medica, un’attività di baby-sitting, stirare qualche camicia, una spesa al supermercato, una traduzione dal tedesco, una lezione su come usare il computer e internet, una ripetizione di matematica o storia, un taglio di capelli o una manicure, una passeggiatina per portar fuori il cane, insomma qualsiasi cosa.

Come funziona una banca del tempo

Funziona così: hai prestato un paio d’ore a favore di una persona? Benissimo, quella persona ti “pagherà” con un assegno di due ore: tu potrai depositarlo sul tuo conto e avrai due ore da spendere, cioè potrai “pagare” un lavoro di due ore, che quella persona o qualsiasi altro aderente alla banca del tempo potrà fare per te; mentre lei sarà “in rosso” o in debito per due ore, per cui per tornare in pari sul suo conto prima o poi dovrà prestare un lavoro di un paio d’ore a te o a chiunque altro della Bdt.

È chiaro che non c’è nessun direttore di banca che vi telefonerà o vi manderà una lettera per avvertirvi che il vostro “rosso” sta diventando troppo grande per cui dovete rientrare. Come pure nessuno vi accrediterà degli interessi se il vostro “nero” inizierà a salire. Sta al buon senso di ogni partecipante, ed eventualmente alle regole che la banca si dà, non eccedere né su un versante, né sull’altro. Altrimenti, se qualcuno cerca di fare il furbo, si mette da solo al di fuori dello spirito della banca del tempo, per cui prima o poi non verrà più accettato dagli altri.

Oltre le ore, le relazioni. Contro crisi ed emarginazione

Il fatto che anche numerosi Comuni o comunque amministrazioni locali abbiano iniziato negli anni a promuovere la costituzione di banche del tempo, magari mettendo a disposizione una sede dove gli associati possono ritrovarsi o gestire un piccolo magazzino, oppure fornendo un computer e una stampante per tenere in ordine il “dare e avere” della banca, significa che questo meccanismo è capace di produrre effetti che vanno al di là del semplice baratto o scambio di favori e lavoretti. Effetti che hanno una precisa e importante rilevanza sociale.

Le banche del tempo, infatti, dove nascono e prendono piede, hanno una grande funzione sociale. Intanto attivano relazioni, che possono cementarsi e costruire quella preziosa cosa che è la coesione sociale di una collettività.

Poi, siccome spesso ad animare queste banche sono persone di una certa età, in pensione, magari che vivono sole (la larga maggioranza sono dconne), far parte di una banca del tempo le rende meno esposte agli imprevisti e ai rischi della solitudine e permette loro di mantenersi attive, magari offrendo lavori di ricamo e cucito, dolci o conserve, e di non finire vittime dell’esclusione sociale che l’attuale società iper-produttivistica crea in continuazione.

Vista la crisi, inoltre, per chi ha perso il lavoro o è in cassa integrazione, le banche del tempo permettono comunque di tenersi in attività, di lottare contro la depressione che in questi casi è purtroppo sempre in agguato, magari di coltivare quella vecchia passione (bricolage, giardinaggio?) e per giunta di metterla a servizio degli altri. Con l’aggiunta di poter fruire in cambio di servizi di altre persone, cioè di competenze che non si possiedono, a cui altrimenti si potrebbe accedere solo per la via del mercato e quindi col denaro, pagando.

Come dar vita a una banca del tempo

È attiva da diversi anni l’Associazione nazionale delle banche del tempo, che si fa portavoce dell’intero movimento e ogni anno organizza un momento di ritrovo, il convegno nazionale, per discutere dell’evoluzione delle banche del tempo e mettere in contatto le più varie esperienze. Sul suo sito è possibile ricercare fra le banche del tempo presenti in Italia, regione per regione.

Ancora prima era nato L’Osservatorio nazionale sulle banche del tempo Tempomat, sul cui sito anche si possono trovare molte informazioni al riguardo (attualmente censisce 165 Bdt su tutto il territorio nazionale) e in particolare la Guida per la creazione di una banca del tempo: elenca i passi che solitamente si debbono compiere per dar vita ad una banca del tempo (i possibili promotori, le regole, l’organizzazione, il rapporto con le istituzioni, la normativa a sostegno delle Bdt).

Andrea Di Turi
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