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Libretto postale dormiente, incertezza sul termine di rimborso

Allo stato attuale vi è incertezza sul termine di dieci anni entro cui si estingue il diritto al rimborso.

di Lucio Sgarabotto 22 apr 2013 - ore 17:36
DOMANDA – Buongiorno. Ho letto via internet alcuni consigli che Lei ha saputo dare a persone che come me hanno trovato a distanza di anni un libretto postale. Qust'ultimo è intestato ai due nonni paterni ormai defunti da anni. L'importo datato a saldo in data 07/03/1985 è di lire 5.803.030. Ho già interpellato la posta dove è stato fatto il libretto ma senza risultato, contattata un'altra filiale mi dicono che potrei provare a richiedere, se è ancora disponibile presso la Consap. Ho un po’ di confusione anche perché non sono riuscita a trovare se esiste una prescrizione per la richiesta dello sblocco libretto.

Visto che per mandare avanti la pratica dovremmo comunque far partire una successione con più persone, ( ho ancora tre zie in vita e da parte di mio padre, defunto, siamo in cinque fratelli ) vorrei avere un po’ di informazioni più corrette . mi sono anche rivolta ad un notaio ma anche lui mi richiede per la successione il saldo ad oggi del libretto.

Può cortesemente segnalarmi a chi rivolgermi o può darmi Lei qualche consiglio? E se ne valga la pena?

La ringrazio anticipatamente

RISPOSTA - Gentile lettrice, per venire a capo della questione prima cosa da fare è cercare presso la Consap o il MEF (Ministero dell’Economia) se nell’elenco dei conti “dormienti” è presente quello intestato ai nonni.

Se, come credo, non lo troverà è perché ritenuto estinto da diverso tempo.

Allo stato attuale vi è incertezza sul termine di dieci anni entro cui si estingue il diritto al rimborso. Per la giurisprudenza può iniziare o dall’ultima movimentazione oppure da quando si verifica un fatto che dimostra che la banca non intende più adempiere al proprio obbligo di custodia. 

Attualmente l’opinione prevalente è la seconda. Per la posta sarà sicuramente la prima. Anche se l’importo da recuperare potrebbe essere consistente (trent’anni fa quasi sei milioni erano una bella cifra), visto i numerosi eredi non so se valga la pena far partire una causa di cui non se ne conosce l’esito.

Cordialmente
Lucio Sgarabotto

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